SINISTRA e LIBERTÀ

uno strumento di dialogo

per tutti i contenuti, chiari e inequivocabili, che alle europee 2009 erano rappresentati da questo simbolo:

«... è ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile: coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che gli appariva possibile, non sono mai avanzati di un solo passo» (Michail Bakunin) e allora lavoriamo, come una laboriosa...

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sabato, 04 luglio 2009

Amnesy international - di Marco Travaglio

Giro volentieri un pezzo di Marco Travaglio, pubblicato da Micromega sul suo sito web che fra l’altro sta raccogliendo le firme contro il ritorno delle leggi razziali in Europa, un’iniziativa lodevole sostenuta da grossi personaggi della cultura, qui il link:

http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391094

Dunque la mafia si aspettava favori da Silvio Berlusconi e minacciava, in caso contrario, di fare del male a suo figlio Piersilvio. Lo dimostra un foglio manoscritto, forse da Riina in persona, che l’aveva girato a Provenzano perché lo facesse pervenire al Cavaliere o a Dell’Utri tramite Vito Ciancimino. La richiesta era semplice: una delle tante tv berlusconiane a disposizione di Cosa Nostra, altrimenti “dovrà essere compiuto un luttuoso evento”. Nel paese degli smemorati, giornali e telegiornali annunciano la cosa come se fosse strana e inedita. In realtà sono quasi quarant’anni, da quando nel 1974 Marcello Dell’Utri infiltrò un mafioso travestito da stalliere nella villa di Arcore, che va avanti lo stop and go. Favori e contraccambi, minacce e ricatti. Per chi ha scoperto solo ora che il premier è ricattabile (da qualche decina di escort, ragazze immagine, letterine, letteronze e papponi), sarà una sorpresa. Per chi conosce le carte, è una conferma. L’ennesima. Basta leggere la telefonata intercettata a Milano alle ore 9,27 del 17 febbraio 1988 fra Berlusconi e il suo socio immobiliarista, Renato Della Valle, all’epoca indagato per bancarotta, e pubblicata in vari nostri libri (dunque mai raccontata in tv).

BERLUSCONI Renato…
DELLA VALLE Ciao, Silvio.
BERLUSCONI Come stai?
DELLA VALLE Bene. È appena partito Franco Carraro.
BERLUSCONI Ah, sì? Dov’è andato?
DELLA VALLE Andava giù a Roma.
BERLUSCONI Era lì da te?
DELLA VALLE Sì.
BERLUSCONI Allora…
DELLA VALLE È stato ieri sera al processo.
BERLUSCONI Diavolo di un uomo, sempre in mezzo ai ministri.
DELLA VALLE Eh, be’. Ieri ho parlato, poveretto, con Nicolazzi [Franco Nicolazzi, Psdi, ministro dei Lavori pubblici, in quei giorni sotto inichiesta per le tangenti sulle «carceri d'oro», nda].
BERLUSCONI Mmh.
DELLA VALLE M’ha telefonato.
BERLUSCONI Oggi questi stronzi del mio «Giornale» gli han messo un titolo in prima pagina del cazzo.
DELLA VALLE Eh, ho visto.
BERLUSCONI Ma son proprio dei figli di troia, guarda.
DELLA VALLE Mmh.
BERLUSCONI E non so più cosa fare io. Mamma mia, non so più cosa fare.
DELLA VALLE M’ha telefonato: era giù da matti per ’sta storia qui. Lo sai la cosa triste? Che lui proprio non c’entra niente, eh.
BERLUSCONI Ma lo so.
DELLA VALLE Quello non c’ha una lira, eh. Mah!
BERLUSCONI Guarda…
DELLA VALLE Come andiamo, Silvio?
BERLUSCONI Eh?
DELLA VALLE Come andiamo?
BERLUSCONI Ma, guarda, vado male da un punto di vista fisico, perché mi è venuto… c’ho un’artrosi, più un… un po’ di altri dolori. Mi sono bloccato sulla sini­stra, dietro, tutto.
DELLA VALLE Ma va!
BERLUSCONI E allora sono messo male fisicamente. E poi c’ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n’ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandar via i miei figli, che stan partendo adesso per l’estero, perché mi han fatto estorsioni… in maniera brutta.
DELLA VALLE Oh, Madonna!
BERLUSCONI Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e… Sono ritornati fuori.
DELLA VALLE Senti, Silvio…
BERLUSCONI Mmh.
DELLA VALLE Eh, va be’, no… hai St. Moritz, se no ti dicevo: se vuoi mandarli anche qui a casa mia, non ci son problemi, eh.
BERLUSCONI Grazie, ma li mando molto più lontano.
DELLA VALLE Ah.
BERLUSCONI Sai, siccome mi hanno detto che, se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo…
DELLA VALLE Oh, Madonna!
BERLUSCONI E allora son cose poco carine da sentirsi dire e allora, ho deciso, li mando in America e buona notte.
DELLA VALLE Senti, ma vai anche tu… fuori.
BERLUSCONI Eh, io c’ho un po’ di cosette qua da fare.
DELLA VALLE Eh, ma chi se ne frega, Silvio. Però insomma, se… se t’han dato una data, fino a quella data lì, vai anche tu.
BERLUSCONI Ma, vedi, no, io sono qui difeso… per casa…
DELLA VALLE Se vuoi venire qui a casa mia…
BERLUSCONI Ascolta…
DELLA VALLE Devono passare sul mio cadavere, eh.
BERLUSCONI Così ci mettono la bomba in du… ci fan saltare in due. (ride)
DELLA VALLE No!
BERLUSCONI …(incompr. per sovrapposizione delle voci) uno (ride)
DELLA VALLE Ma cosa vuoi che faccian saltare. La bomba…
BERLUSCONI Senti un po’… tutto bene lì, i ragazzi, tutto bene?
DELLA VALLE Sì, sì, tutto bene.
BERLUSCONI Tua moglie?
DELLA VALLE Mi rattrista ’sta cosa, cazzo.
BERLUSCONI Eh, va be’, cosa ci vuoi fare? Senti, tua moglie sta bene?
DELLA VALLE Bene, bene.
BERLUSCONI Senti… io… niente, ero in debito anche di una risposta su Tanzi.
DELLA VALLE Eh.
BERLUSCONI Francamente non mi è venuto in mente un Cristo (ride) (…)
DELLA VALLE Senti… quando è quella scadenza?
BERLUSCONI Di Rizzoli?
DELLA VALLE No, no, no, la scadenza di quei de… delinquenti lì che t’han detto…
BERLUSCONI Fra sei giorni.
DELLA VALLE Perché non prendiamo l’aereo domani, molliamo tutto e andiamo a fare un giro?
BERLUSCONI No, io son qui con…
DELLA VALLE Anch’io. Sapessi i casini che c’ho in ballo io, non ne hai idea.
BERLUSCONI Eh.
DELLA VALLE Però, vaffanculo, andiamo… andiamo in giro per il mondo. Eh, se quelli hanno un Grumond (fonetico, parola non certa) che va forte come noi, ci beccano. Ma proprio da stare un giorno in un posto, un giorno in un altro.
BERLUSCONI Sì, va be’, ma, avendo allontanato l’oggetto, capi­sci?
DELLA VALLE Sì, va be’, ma, Silvio, se sono sei giorni…
BERLUSCONI No, son preoccupato piuttosto per il Paolo, così, insomma.
DELLA VALLE Be’, Paolo, scusa, portiam via anche lui.
BERLUSCONI Eh, sì. Va be’.
DELLA VALLE Ragazzi, il mondo si ferma, eh.
BERLUSCONI Va be’, lo so, lo so.
DELLA VALLE Eh.
BERLUSCONI Va be’.
DELLA VALLE Facciamolo… Silvio, facciamolo davvero.
BERLUSCONI Ma no, dài. Io c’ho tante cose da fare qui. Io poi non ci credo a quelle robe lì, lo sai.
DELLA VALLE Hai paura di diventare povero?
BERLUSCONI No.
DELLA VALLE Sei giorni?
BERLUSCONI No.
DELLA VALLE Dài. Andiamo a fare sei giorni i pirla per il mondo.
BERLUSCONI No, no, ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, paghe­rei tranquillo, così almeno non rompono più i co­glioni.
DELLA VALLE Eh, lo so, ma solo che questi qui… poi te lo… ci provano ancora, eh. Be’, ma, Silvio, avrai tutta la collaborazione che serve, no?
BERLUSCONI Sì, sì, tutti quanti. Sono molto… sono molto bravi.
DELLA VALLE Eh.
BERLUSCONI Va be’. Senti, Renato…
DELLA VALLE Mi dispiace molto, Silvio.
BERLUSCONI Ci sentiamo (…)

Dal che si apprende, fra l’altro, che Berlusconi non trova niente di strano nel “pagare tranquillo” il pizzo ai mafiosi, “così almeno non rompono i coglioni”. E’ lo stesso soggetto che oggi fa il presidente del Consiglio e dovrebbe, eventualmente, combattere i mafiosi che vent’anni fa intendeva pagare, e dovrebbe pure incoraggiare i cittadini a denunciare le richieste estorsive, anziché cedervi. Mission impossible. Ora però sappiamo anche che cosa voleva la mafia da lui: una televisione. Naturalmente nessuno, raccontando questa storia, si pone e gira a chi di dovere le due domande fondamentali. 1) Come poteva Riina pensare che Provenzano e Vito Ciancimino (i suddetti sono tre boss mafiosi) fossero in grado di raggiungere Silvio Berlusconi? 2) Come mai quel documento, sequestrato nel 2004 in casa Ciancimino dalla Procura di Palermo allora diretta da Piero Grasso, non era agli atti del processo d’appello in corso a carico del figlio dell’ex sindaco di Palermo, e salta fuori soltanto ora? E come mai la Procura di Grasso, quando interrogò Ciancimino junior per giorni e giorni, non gli pose neppure una domanda su quella lettera autografa di Riina diretta a Berlusconi? L’onorevole avvocato Niccolò Ghedini, interpellato dalla Stampa, cade dalle nuvole: “E’ in assoluto la prima volta che sento parlare di questa storia. E penso che non ne sappia nulla nemmeno il Presidente, altrimenti lo saprei anch’io”. Strano, perché il presidente, al telefono con Della Valle, si mostrava informatissimo della cosa, ed è una di quelle cose che difficilmente si dimenticano. Ma forse l’On.Avv. s’è portato avanti col lavoro, e, in attesa di abolire le intercettazioni, ha deciso di dimenticarle. E’ il Lodo Amnesia.

Marco Travaglio

postato da: Cinefilo alle ore 11:15 | link | commenti
categorie: opinioni

Giudici camerieri a corte

postato da: Cinefilo alle ore 11:09 | link | commenti
categorie: satira politica
sabato, 27 giugno 2009

Berlusconi: biglietto per Hammamet già in tasca?!

postato da: Cinefilo alle ore 11:27 | link | commenti
categorie: satira politica
sabato, 20 giugno 2009

Referendum: coerenza e machiavellismo

Anche Nichi Vendola ha deciso che per i referendum è meglio astenersi e con lui quasi tutta Sinistra e Libertà e Rifondazione. Il motivo essenziale sarebbe quello di non far raggiungere il quorum, scongiurando il pericolo che i SÌ possano vincere e portare il Paese a un bipartitismo perfetto in stile USA. Peccato che con questo modo di agire si affossi definitivamente, anche da sinistra, lo strumento democratico del referendum, al pari di chi – con questo trucchetto – ha impedito a suo tempo che si vincessero importanti battaglie politiche e sociali. Allora i leader che ora incitano a non votare salirono sulle barricate, perché affossare i referendum andava contro i loro interessi.

A me questo doppiogiochismo non piace per niente e dissento in modo chiaro e forte, pur comprendendo le motivazioni dei compagni. Il machiavellismo farà parte della politica, siamo d’accordo, ma se la sinistra vuole avere una chance, dovrebbe essere sempre pulita e inattaccabile e sbandierarlo ad alta voce in ogni circostanza! Purtroppo non ne dà l’impressione in quest’occasione, come non l’ha data in qualche altra.

L’istituto del referendum andava già modificato in passato – ad esempio dai governi di centrosinistra che invece hanno dormito su tutta la linea – in modo da renderlo più efficace, portando a un milione le firme da raccogliere e abbassando o eliminando il quorum. Il referendum, infatti, è e dovrebbe restare abrogativo: anche senza quorum non vi sarebbe così il pericolo che una minoranza del Paese promulghi delle leggi. Inoltre andrebbe impedito che i quesiti referendari modifichino solo alcune parti di una legge, come appunto quella elettorale attuale, trasformandola in anticostituzionale: il partito con la maggioranza relativa – teoricamente è possibile che sia solo il 15% degli aventi complessivamente diritto al voto – otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi e farebbe il bello e il cattivo tempo per 5 anni! Solo considerando questo pericolo, che trasformerebbe l’Italia in una dittatura peggiore di quella del periodo fascista, è comprensibile che si inciti a non votare per affossare questi specifici referendum.

Gli allocchi del PD, che votano invece per il SÌ e sperano che poi la doppia porcata venga eliminata mediante una nuova legge elettorale (come, con chi, quando?! come mai quando erano al governo non l’hanno fatta subito con priorità assoluta?), oppure sognano addirittura di condurla loro la dittatura, magari con uno striminzito 25%, puntano chiaramente e senza equivoci al bipolarismo totale, al sistema americano. Quest’ambizione, dimostrata prima con l’avvallo del porcellum, poi con la richiesta del voto “utile” – rivelatosi del tutto inutile – e ultimamente con l’approvazione dello sbarramento anche per le europee, è a mio parere ancora più antidemocratica dell’affossamento di questo referendum, perché significa semplicemente la fine definitiva della piena rappresentatività politica dell’elettorato.

Claudio Paroli

postato da: Cinefilo alle ore 20:54 | link | commenti
categorie: opinioni
mercoledì, 17 giugno 2009

Legge sulle intercettazioni - Il regime si rinforza...

Pubblico nuovamente un intervento di Marco Travaglio, ancora più esauriente del precedente sul tema, perché ora c'è la legge nero su bianco, ma vi consiglio di avere la pazienza di leggerlo fino in fondo, per essere informati. La legge passa a colpi di fiducia, ovviamente, come di addice a un regime autoritario, diciamo pure fascista!


Buongiorno a tutti, vediamo, visto che siamo al rush finale, com’è l’ultima versione della cosiddetta legge delle intercettazioni, la Legge Bavaglio che ancora una volta quella squisita persona del Ministro Alfano ha voluto chiamare con il proprio nome, ormai sta facendo la collezioni di leggi Alfano, pensate quando sarà anziano e avrà terminato la sua carriera politica, quanti vanti potrà accampare davanti ai suoi figli e ai suoi nipoti se per loro disgrazia dovesse averne qualcuno, ho fatto la Legge Bavaglio, ho fatto la legge per l’impunità di Berlusconi e chissà quante altre perché noi ancora non abbiamo idea, ma lui sicuramente ne ha già una o almeno chi gli dà gli ordini e chi gli scrive materialmente le cose, lui poveretto, sapete, basta guardarlo!

Da Mastella ad Alfano, via PD

La legge sulle intercettazioni, una legge che è in discussione da più di un anno, una legge che copia in parte la legge Mastella votata anche dal centro-sinistra nella scorsa legislatura e che contiene una parte nuova, la parte condivisa da Partito Democratico e centro-destra è quella del bavaglio alla stampa, per cui quando sentite le Finocchiaro, i Gentiloni insorgere perché i giornalisti vengono imbavagliati, sappiate che nel loro programma elettorale c’è il divieto di pubblicare le intercettazioni e le notizie giudiziarie prima del processo, quindi su quello sono esattamente d’accordo con il centro-destra. 
Ora fanno finta di non essere d’accordo perché l’ha proposto il centro-destra, ma anche loro l’avevano proposto nel loro programma elettorale dell’anno scorso. 
Quindi la parte bavaglio alla stampa riguarda praticamente tutta la casta, salvo Di Pietro che è sempre stato contrario anche se inizialmente quando era partito il Disegno di Legge Mastella aveva trascurato questo aspetto alla Camera, poi invece promise di emendarlo al Senato, poi al Senato non ci fu neanche il tempo di votare, all’epoca comunque erano contrari quelli della sinistra radicale, alcuni della sinistra radicale, neanche tutti, Di Pietro, Furio Colombo e pochissimi altri, invece la parte che divide il centro-destra e il centro-sinistra e sulla quale anche oggi l’opposizione del PD è un po’ più credibile è quella sui poteri di intercettare da parte della Magistratura, quindi vediamo schematicamente cosa cambia, visto che poi questa legge è stata scritta, riscritta, emendata, riemendata, peggiorata, rimigliorata, ripeggiorata, riveduta, corretta, corrotta etc., etc., intanto chi può intercettare oggi il Pubblico Ministero chiede al GIP quando gli è proprio necessario fare un’intercettazione, l’autorizzazione a mettere sotto controllo i telefoni o i luoghi dove vive una certa persona o dove va una certa persona e il G.I.P. decide con un Decreto che autorizza a utilizzare un’utenza, se la persona ha più utenze o sulla stessa utenza usa più schede ci sono tanti decreti quanti sono le utenze e le schede e lo stesso vale per le ambientali, per le cimici nei luoghi di pertinenza della persona, ogni decreto vale dai 15 ai 20 giorni e quindi se uno vuole intercettare una persona per un tempo Po lungo, deve chiedere ogni volta la proroga, spiegando perché gli serve la proroga e non sempre il G.I.P.  gliela concede. 
Per rendere più complicato questo meccanismo, il Governo ha pensato bene di affidare a un collegio di 3 giudici, non più a un G.I.P., ma 3 giudici la risposta alla richiesta del PM con l’aggravante che nei tribunali piccoli non si potrà decidere in loco, bisognerà andare nel Tribunale della Corte d’Appello, quindi da una piccola Procura bisognerà che parta tutto l’incartamento, tutto il faldone con gli elementi che il giudice deve vedere, anzi i 3 giudici devono vedere per valutare se dare o non dare le intercettazioni, quando saranno vagonate di carte che partono dalle piccole procure e si avviano verso i grandi centri, i grandi tribunali e lì si metteranno in fila in attesa di trovare 3 giudici liberi, giudici che ovviamente avranno molto più da fare, perché? Perché se oggi il lavoro lo fa uno, in futuro lo faranno in 3, è ovvio che i tempi si triplicano e la possibilità di fare in fretta si riduce ovviamente del 30% e tutto per dare più sicurezza ai cittadini com’è ovvio. 
Quindi l’abbiamo già detto ma lo ripetiamo, il giudice da solo, il G.I.P.  da solo può darvi l’ergastolo, il G.I.P.  può arrestarvi, ma non potrà più decidere da solo di intercettarvi, per dare l’ergastolo a uno si può anche essere da soli, mentre invece per intercettare uno per una settimana, bisogna che ci siano 3 giudici, pensate quanta paura hanno delle intercettazioni questi! Invece quanta poca paura hanno di essere condannati anche all’ergastolo visto che il processo l’hanno sfasciato a tal punto e praticamente le condanne per i colletti bianchi non arrivano più, quindi loro giustamente si concentrano a impedire anche che vengano fuori i reati con le intercettazioni, ecco perché 3 giudici per incettare, un solo giudice per condannare perché tanto alla condanna lor signori sanno che non arriveranno mai!

Evidenti indizi di coda di paglia

Quando si può intercettare? Quando il Pubblico Ministero può chiedere e eventualmente ottenere di intercettare una persona e le intercettazioni sapete sono telefoniche, ambientali, sotto controllo il telefono, oppure cimice nei locali, macchina, ufficio casa, nei luoghi dove uno va e poi ci sono anche telecamere a volte, non soltanto cimici e poi ci sono i tabulati telefonici che sono una cosa praticamente diversa, mentre la telecamere la cimice o l’intercettazione telefonica ti svelano il contenuto del colloquio tra le persone intercettate, il tabulato non ti svela un bel niente, ti svela semplicemente che a quell’ora di quel giorno, da quel posto tizio ha chiamato Caio, ci ha parlato per un certo numero di secondi e poi a un certo punto ha staccato, questo è quello che vi rivela il tabulato, quindi l’intrusione nella vita privata della persona è infinitamente più lieve visto che non si sa la ciccia, il contenuto. 
I tabulati vengono equiparati alle intercettazioni e alle cimici come se fossero paragonabili, una cosa semplicemente folle, quando dunque si può procedere a questi tipi di controlli? Oggi bastano i gravi indizi di reato, cosa vuole dire? Bastano degli indizi che si sta commettendo un reato, in futuro ci vorranno evidenti o gravi indizi di colpevolezza, qualcuno dirà: ma che differenza c’è tra indizi di reato e indizi di colpevolezza? Da così a così, nel senso che gli indizi di reato vuole dire che io Magistrato so, oppure ho il forte sospetto che si sia commesso o si stia commettendo un reato, sparisce un bambino, si teme che l’abbiano rapito, ci sono forti indizi di reato. Una donna in lacrime sanguinante va a denunciare uno stupro, è molto probabile che sia stato commesso uno stupro, trovo il cadavere di una persona senza niente intorno, è molto probabile che quella persona sia stata assassinata soprattutto se ha delle ferite da arma da fuoco e l’arma non c’è, quelli sono i gravi indizi di reato. 
Mentre invece gli evidenti indizi di colpevolezza vuole dire che io già so chi è stato, ho dei gravi indizi che tizio e colpevole, prima si potevano fare le intercettazioni per scoprire chi era il colpevole, adesso bisogna già sapere chi è il colpevole per cominciare a fare le intercettazioni, qualcuno di voi probabilmente penserà che io stia scherzando, che vi stia prendendo per il culo, no, sono loro, è il nostro Governo che ci sta prendendo per il culo, perché questo è esattamente il principio cardine alla base di questa legge, sembra un paradosso logico, matematico, per scoprire il colpevole bisogna intercettarlo, ergo faccio una legge per stabilire che per intercettarlo devo scoprire il colpevole, questa è la mente malata di queste persone, la paura fottuta di essere presi, pensate quante ne combinano!
Ancora oggi, mentre stiamo parlando, se sono costretti a introdurre nei codici una norma così devastante! Il risultato quale è? Il risultato sarà che, ogni volta che si presenta un delitto e non si sa ancora chi è stato, il che è piuttosto frequente devo dire, perché è raro che l’assassino, il rapinatore lascino un post- it sul luogo del delitto   con nome, cognome, indirizzo e numero di telefono, oppure magari alleghino anche la foto o la videocassetta a che li ritrae mentre commettono il reato. Di solito si danno e non si fanno beccare. Se non ho la più pallida idea di chi è stato o non ho comunque evidenti indizi che è stato il tizio o il tale, io il tizio o il tale non li posso intercettare e non posso intercettare nessuno. Il delitto contro ignoti, Meredith che viene trovata esanime, tutti i delitti che potete immaginare, ma anche una rapina in banca di gente incappucciata, insomma qualunque cosa, bambini violentati, donne stuprate, di tutto, se non la vittima non ha riconosciuto per certo il colpevole, oppure la vittima è morta e quindi, anche se l’ha riconosciuto, non può parlare e come fai a trovare evidenti indizi di colpevolezza di tizio o Caio? Non si parte con le intercettazioni, ma oggi è proprio così che si fa a trovare i colpevoli in tutto il mondo, ovviamente! Che cosa fai? Trovi il cadavere, non sai chi è stato, non ci sono impronte, non c’è l’arma del delitto, l’assassino non ha lasciato niente di scritto, la vittima, che potrebbe dire qualcosa, è morta e allora tu cosa fai? Metti sotto intercettazione telefonica e ambientale, prendi i tabulati di tutti quelli che possibilmente conoscono, amici, parenti, conoscenti, vicini di casa o cosa, per vedere se c’è qualcuno che parla di questo delitto dopo che è stato commesso, ossia quando tu l’hai scoperto e magari spessissimo succede che qualcuno si tradisce, qualcuno ha qualcosa da dire, qualcuno ha visto ma magari ha paura di andare.. e invece con le intercettazioni lo becchi, lo incastri e cominci a lavorare e, alla fine, con la pesca a strascico riesci finalmente a tirare su nelle reti qualcosa, che non è male, perché vuole dire prendere l’assassino e evitare che continui a uccidere, se è un serial killer, oppure prendere un assassino e assicurarlo alla giustizia. Tutto questo non si potrà più fare perché? Perché nel delitto contro ignoti non esistono i gravi indizi di colpevolezza: li raccogli soltanto con le intercettazioni, ma qui invece le intercettazioni le puoi fare soltanto quando hai i gravi indizi o gli evidenti indizi di colpevolezza e quindi, praticamente, tu non scoprirai mai il colpevole e, a quel punto, non intercetterai mai nessuno: perché? Perché se non l’hai scoperto il colpevole non lo puoi intercettare. Anche se poi lo scopri a che ti serve intercettare? Intercettare serve per scoprire chi è stato: se hai già scoperto per altra via chi è stato a che serve intercettarlo?  Quando hai gli indizi di colpevolezza l’assassino lo arresti, mica lo intercetti! E’ prima dell’arresto che serve intercettarlo, non dopo! 
Questa porcheria capite bene perché viene fatta, perché viene introdotta: viene introdotta perché si vuole dire pubblicamente, in televisione, che le intercettazioni si possono fare per tutti i reati per i quali attualmente già si possono fare e questo è vero, perché in teoria si possono fare per tutti i reati puniti con pena superiore ai cinque anni. In realtà non si potranno più fare praticamente per nessun reato, perché? Perché appunto devi prima scoprire il colpevole del reato, per poi poter cominciare a intercettarlo, a fare l’intercettazione. Con urgenza, eh! Guardate che questa legge è passata addirittura davanti al decreto sul terremoto, sulla ricostruzione e davanti alla legge sul sostegno alle piccole e medie imprese falcidiate dalla crisi, quindi è una cosa urgentissima proprio. L’unica eccezione alla regola che vi ho detto, cioè alla richiesta del requisito dei gravi indizi di colpevolezza o evidenti indizi di colpevolezza per poter iniziare a intercettare, è quella che riguarda i reati di mafia e di terrorismo: per quelli bastano i gravi indizi di reato, ma attenzione, gravi indizi di reato quale? Come è che si prende un terrorista? Un terrorista non si prende mai per il reato di terrorismo, di strage, di omicidio e lo stesso il mafioso: il mafioso non lo prendi mai per il reato di strage, di omicidio etc., di solito arrivi al mafioso indagando su un caso di usura, su un caso di racket, su un caso di pizzo, su un caso di estorsione, su una rapinetta, su una minaccia, su un furto d’armi, è così che arrivi al mafioso. Anche su un omicidio, che non è un reato di mafia, è dopo che è stato consumato che scopri che l’omicidio è stato fatto dal mafioso, ma quando parti nelle indagini gli omicidi sono tutti uguali, non è che il morto per mano del mafioso sia più brutto o più bello del morto per mano del delinquente comune o di chi ha avuto un raptus. Conseguentemente il problema è saperlo all’inizio che l’autore è un terrorista o un mafioso e tu come fai a saperlo? Assolutamente non lo sai, perché non esistono reati tipici della mafia: la mafia spara, la mafia ruba, la mafia estorce, la mafia ricetta, la mafia traffica in droga, traffica in armi, ma anche non un mafioso può fare le stesse attività e quindi è alla fine che si scopre se uno è un mafioso o meno, non all’inizio. Questa eccezione della mafia e del terrorismo, che ci viene continuamente sbandierata per dire che siamo al sicuro, non è vero niente: tant’è che la Procura Nazionale Antimafia ha fatto una durissima critica a questa legge porcata.

Lo Stato alza le mani

Per quanto tempo potranno essere intercettate le persone? Non più di due mesi: quindici giorni prorogabili fino a due mesi complessivi, 60 giorni. Domanderà qualche ingenuo, o meglio qualche persona perbene: ma se al cinquantanovesimo giorno sento uno che dice a un suo complice “ dopodomani lo ammazziamo a quello là”, che però al telefono non ci dicono chi è, che si fa? In base alla legge l’indomani si stacca e quindi, al sessantunesimo giorno, verrà uccisa una persona che, se avessimo continuato a intercettare quei due, avremmo potuto scoprire chi era quella persona, ma purtroppo al sessantesimo giorno si stacca: non so se mi spiego, capite perché fanno questa norma.  Oggi è ovvio che non ci sia limite: perché? Perché l’intercettazione deve durare quanto dura il delitto, se uno ci impiega un anno a progettare e perpetrare un omicidio tu lo devi intercettare per un anno, per cercare di salvare quel poveretto che sta per essere ammazzato, se non te lo dicono prima chi è; e se poi non li insegui fino alla fine, quelli magari potranno pure dire che stavano scherzando, quindi è ovvio che devi prenderli un attimo prima che lo facciano. 
Bene, oggi lo Stato decide che la criminalità può delinquere per tutti i giorni che vuole, lo Stato la intercetta soltanto per i primi due mesi: tra l’altro è vantaggiosissimo per i delinquenti, perché già sanno che dopo due mesi di intercettazioni, devono starsene zitti 60  giorni e poi possono parlare invece di andare in giro con questi vecchi metodi, tipo pizzini o parlarsi nell’orecchio, ormai potranno parlare al telefono, in macchina, in casa etc., tanto per più di due mesi lo Stato non li può intercettare. E’ un’altra norma che tradisce le intenzioni: evitare che si scoprano le porcate che fa la nostra classe dirigente, perché questa è una legge che non sembra, ma non la stanno approvando delle bande di rapinatori o di delinquenti, la sta approvando il Parlamento italiano, non so se mi spiego. Sono loro che hanno paura di essere presi, non i rapinatori: i rapinatori ringraziano, come gli assassini. 
Ancora sui magistrati, l’ultimo punto è che i magistrati che facciano dichiarazioni sulla loro indagine verranno immediatamente destituiti e sostituiti: per esempio, capita quasi tutti i giorni, vedete i magistrati insieme alle forze dell’ordine che annunciano che è stata sgomitata una gang di terroristi, è stata sgominata un’organizzazione mafiosa, è stato preso il gruppo degli stupratori della Caffarella, quello ce l’hanno annunciato almeno sei volte perché hanno cambiato sei volte gli imputati, ma alla fine, grazie proprio ai tabulati e alle intercettazioni, li hanno presi quelli giusti, come ci siamo raccontati già più volte. E è ovvio che si faccia così: la gente è terrorizzata, un quartiere è minacciato da un mostro, da un serial killer, da un maniaco, finalmente lo prendono e c’è la conferenza stampa per dire alla gente “ l’abbiamo preso, state tranquilli, ha confessato, le prove sono queste, non ci siamo sbagliati, ve l’abbiamo tolto di torno, potete tornare a aprire le finestre e a respirare, basta con il terrore!”. Questa cosa qua non si potrà più fare, perché se il magistrato si azzarda a dire qualcosa diventa immediatamente incompatibile con il fascicolo che sta gestendo, che passa a un altro che il fascicolo non lo conosce e quindi naturalmente intanto si perde tempo, si perde professionalità, si raddoppia il lavoro che faceva uno, perché lo fanno due e, soprattutto, quello nuovo deve studiarsi tutto il fascicolo etc. etc. e c’è più probabilità, per il colpevole, di farla franca perché il Pubblico Ministero titolare è sempre più in grado di gestire il fascicolo che non uno che non l’ha seguito fin dall’inizio. Così il magistrato dovrà stare attento a come parla. 
Di più: potrà essere sostituito anche il magistrato che viene indagato per fuga di notizie. Prendete che oggi - non lo so - un cancelliere, un impiegato, un fattorino, un addetto alle fotocopie, un Avvocato riveli a un giornalista delle notizie ancora coperte dal segreto e il giornalista le scriva: è ovvio che non si sa chi gliele ha date e quindi, o si scopre chi gliele ha date, oppure non è detto che sia stato il magistrato a dargliele; bene, in futuro sarà sufficiente che un giornalista scriva una notizia coperta da segreto e qualcuno denunci il magistrato x, sostenendo che è stato lui a dargli questa notizia. Naturalmente l’indagine magari finirà nel nulla, nel senso che si scoprirà che il magistrato non ha mai parlato con quel giornalista e non ha mai fatto avere delle carte e che magari è stato qualcun altro, però intanto basta denunciarlo per farlo indagare e il magistrato dovrà spogliarsi del fascicolo, conseguentemente l’indagato potrà denunciare il suo Pubblico Ministero e immediatamente liberarsene, finché non ne trova uno o amico suo o incapace o malleabile o corruttibile, visto che stiamo parlando di Berlusconi e non dimentichiamoci che, negli anni 80, lui aveva questa bella abitudine e il suo Avvocato corrompeva i giudici, ok? Adesso, invece di fare fuori i giudici corrotti, vogliono fare fuori i giudici che non si fanno corrompere, mi sembra logico! 
E adesso passiamo alla questione.. ah, no, ancora una, scusate, perché sono delle cose meravigliose: per intercettare un uomo dei servizi segreti il Pubblico Ministero deve chiedere il permesso al Presidente del Consiglio, sembra una barzelletta ma è così! Il Pubblico Ministero, nella fase più segreta delle indagini, quando deve mettere sotto controllo agenti dei servizi segreti, per non parlare del capo dei servizi segreti, deve avvertire il governo da cui dipendono i servizi e che usa i servizi segreti e che spesso ha nominato i capi dei servizi segreti. Così che cosa fanno dal governo, conoscendoli? Avvertono quelli dei servizi segreti “ guardate che vi mettono il telefono sotto controllo!” e così le intercettazioni non servono, anzi magari uno fa le intercettazioni credendo che il tizio non sappia di essere intercettato e poi viene depistato, perché se uno invece sa di essere intercettato dice al telefono delle cose false per mettere su una falsa pista il magistrato che è in ascolto. Altrimenti il governo può anche decidere di mettere il segreto di Stato preventivo sulle telefonate, senza sapere ancora cosa diranno gli agenti dei servizi segreti metto il segreto di Stato e badate che è vietato, per gli agenti dei servizi segreti, parlare di segreti di Stato al telefono: se uno parla di segreti di Stato al telefono non è colpa del magistrato che lo sta intercettando, è colpa sua, perché? Perché non puoi parlare al telefono di segreti di Stato, visto che è ovvio che i telefoni sono vulnerabili e penetrabili. 
Se entro 30 giorni il governo non risponde allora il magistrato dà per scontato che il segreto di Stato non c’è e conseguentemente mette sotto intercettazione l’agente dei servizi segreti, cioè deve aspettare 30 giorni, mentre magari gli serve intercettarlo il giorno dopo l’agente dei servizi segreti. Ma sapete quale è la cosa ancora più divertente? E’ che, per intercettare un prete o un vescovo o un abate addirittura - aspettate che trovo la citazione, che è troppo fantastica! Se la trovo ve la leggo, altrimenti ve la racconto.. sì -  sacerdoti, abati, vescovi etc. etc., per non parlare, se uno deve mettere sotto un esponente della Chiesa deve avvertire il suo vescovo, oppure non so chi debbano avvertire.. ah, sì, la segreteria di Stato Vaticana per i vescovi e per i cardinali, i quali godono quindi di una specie di lodo bis e non sono cittadini come tutti gli altri: oltre al fatto che non pagano l’Ici, gli esponenti del clero avranno anche un trattamento particolare, bisogna avvertire i loro superiori prima di intercettarli. 
Tutto in Italia, eh, non nello Stato del Vaticano, in Italia!

Articolo 21 addio

Per la parte invece giornalisti, le norme sono state lievissimamente modificate, nel senso che prima era vietato pubblicare notizie di indagini in corso fino all’inizio del processo sia nel testo e sia nel contenuto, sia per riassunto; adesso, bontà loro, ci consentono di fare un riassuntino degli atti, naturalmente gli atti non più coperti da segreto, ma su questo non ci piove, nessuno di noi vuole essere autorizzato a pubblicare cose segrete: qualcuno di noi lo fa e giustamente lo fa, se ne viene a conoscenza; se ne viene a conoscenza però poi ne paga le conseguenze, qui stiamo parlando di notizie di indagini già a conoscenza dell’indagato e quindi non più segrete. Adesso potremo fare un piccolo riassuntino, non potremo invece citare brani testuali di questi atti e tanto meno di intercettazioni. Se qualcuno di noi dovesse citare brani di atti di indagine pubblici, già noti all’indagato, andrà incontro a una pena che, se oblaziona, cioè se paga e quindi evita il processo, costa 2.500 Euro per ogni articolo. Se invece uno pubblica intercettazioni trascritte, cioè quelle ritenute utili dai magistrati, anche un brano, anche una frasetta, rischia un’oblazione di 5.000 Euro per ogni articolo che pubblica. Se invece uno pubblica intercettazioni che non sono state trascritte, perché penalmente non sono considerate rilevanti, anche se magari sono gravissime dal punto di vista politico, morale etc. etc., c’è il carcere da sei mesi a un anno per ogni articolo che si pubblica, quindi basta pubblicarne tre e, se uno prende il massimo della pena, già arriva a tre anni e poi, alla quarta volta, in carcere ci finisce davvero in un Paese dove di solito non ci finisce mai nessuno. 
L’editore, che pubblica articoli nei quali ci siano brani di atti o di intercettazioni, rischia addirittura di pagare fino a 460.000 Euro per ogni articolo e quindi la sanzione per i giornalisti è di più, perché? Perché mai un editore, salvo che abbia un interesse suo e allora magari caccia fuori pure mezzo milione di Euro, ma altrimenti mai un editore autorizzerà un suo direttore o un suo giornalista a pubblicare notizie che gli provochino una multa di mezzo milione di Euro. Conseguentemente i giornalisti dipenderanno ancora di più dal loro editore per fare il loro mestiere e potranno farlo soltanto quando danno una notizia che conviene all’editore, perché magari sputtana un suo rivale in affari o un suo nemico politico. E questo è il bavaglio vero, anche perché molto spesso la gente ha il diritto di conoscere le cose come stanno nel testo, non dico nel testo integrale: è impossibile pubblicare integralmente migliaia o centinaia di atti, ma le cose importanti abbiamo il dovere di citarle testualmente, non di parafrasare, riassumere, fare dei raccontini. Tizio ha detto così, aperte le virgolette, è questo che serve ai cittadini, non la mia interpretazione o il mio riassuntino, il testo ufficiale, pagina tale dell’atto tal dei tali, tutto documentato! Invece no, non potremo documentare, perché hanno paura dell’informazione documentata, sono terrorizzati, vogliono dei generici, vogliono gente che la racconti in un modo e loro potrebbero dire “ ma non è vero, gli atti li ho letti io, gli atti dicono ben altro”: se invece uno li cita testualmente i fatti sono i fatti, è la fotografia delle loro malefatte che temono! Naturalmente danno gravissimo anche per le difese: per chi è veramente innocente e viene tirato in ballo in un’inchiesta o arrestato per errore, o cose del genere, è molto importante che la stampa possa fare una campagna in difesa di un innocente ipoteticamente perseguitato, citando i punti deboli dell’inchiesta e citando dunque le carte per far vedere che questo non è vero, questo è falso, questo è illogico, questo non tiene conto di quest’altra cosa. Tutto ciò.. non si potrà più fare un’analisi critica degli atti, io ho fatto, sull’ultimo numero di Micromega che è in edicola, un lungo saggio su tutte le sentenze nelle quali Berlusconi se la è cavata nei suoi processi e sono delle sentenze che, molto spesso, non stanno in piedi: sono scritte da giudici che si vede benissimo che prima hanno deciso di assolvere e poi hanno cercato di arrampicarsi sui vetri per abborracciare qualche motivazione che mediamente stesse in piedi, e poi non sta in piedi. Questa attività di critica nei confronti delle sentenze che non sono affatto insindacabili, sono sindacabilissime se uno le cita, le conosce e le critica nelle carte: beh, tutto questo non si potrà più fare per le indagini, cioè in quella fase in cui uno viene arrestato e non si sa ancora se è colpevole o innocente, conseguentemente avremo molti più errori giudiziari. E’ una legge fatta per i colpevoli e quindi non tiene conto delle esigenze degli innocenti, ovviamente, perché è fatta dai colpevoli per i colpevoli, cioè per sé stessi! 
Naturalmente questa è una legge profondamente incostituzionale, intanto perché è illogica, intanto perché è irragionevole, intanto perché viene meno all’obbligatorietà dell’azione penale: immaginate soltanto che sono obbligato a perseguire i reati, so che dopodomani quelli ammazzano qualcuno, non so chi è quel qualcuno, ho bisogno di un altro paio di giorni per intercettare e purtroppo me li sono già giocati tutti e conseguentemente non saprò chi è che sta per essere ucciso, non salverò la sua vita, non prenderò i colpevoli e come fa una legge a impedire al magistrato di esercitare l’obbligo dell’azione penale? E’ evidente che è incostituzionale, come è ampiamente incostituzionale, in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione, il bavaglio alla stampa e le stangate ai giornalisti e agli editori, senza contare - ma questo ve l’ho già raccontato più volte, trovate tutte nel libro Bavaglio che ho scritto l’estate scorsa , con un anno di anticipo ci avevamo già preso - che ci sono tutte le sentenze della Corte Europea di Strasburgo, sentenze su casi francesi, su casi della Grecia etc. etc., li trovate anche nel blog, voglio scendere nel link Signori della Corte, dove mettiamo sentenze, leggi etc. etc., sentenze della giurisprudenza europea che dicono che non si può limitare il diritto di pubblicazione dei giornalisti, quando si tratta di vicende di interesse pubblico, addirittura quando il giornalista ha violato il segreto. Figuratevi, in questo caso, quando non si viola nessun segreto, ma c’è semplicemente il divieto di pubblicare il testo, cioè di essere precisi. A noi sarà vietato di essere precisi, questo è il.. e a voi sarà vietato sapere le notizie precise. 
Abbiamo in cantiere, come Il Fatto Quotidiano, il giornale nostro che dovrà uscire - nostro nel senso di tutti noi e anche di tutti voi- una grande serata, faremo probabilmente una specie di notte bianca a Roma l’8 luglio, 8 luglio che ci evoca la grande manifestazione di Piazza Navona dell’anno scorso, dove ci saranno magistrati, giornalisti, scrittori, artisti e faremo una grande serata fino a notte per informare su questa legge e per informare su tutto ciò che non vogliono più farci sapere e quindi faremo degli esempi di tutte le vicende che non avremmo più scoperto, o che la magistratura non avrebbe più scoperto o che noi non avremmo più potuto raccontarvi e poi leggeremo, faremo sentire addirittura in originale intercettazioni famose e inedite sui nostri potenti della politica, della finanza, dell’economia e dell’imprenditoria, che sono poi i mandanti di questo delitto perpetrato in Parlamento. 8 luglio, alla sera, se vi tenete in contatto con il blog Voglio Scendere, troverete via via tutte le indicazioni sul luogo, sugli orari, sugli aderenti e sui partecipanti, vi comunico anche che la nostra campagna abbonamenti per Il Fatto va a gonfie vele e siamo sopra le 30. 000 prenotazioni per l’abbonamento e adesso, da un paio di giorni, è anche possibile farlo proprio l’abbonamento: se lo si fa entro il 31 luglio si ha diritto a un forte sconto rispetto al prezzo normale e lo si può fare su un bonifico bancario di cui trovate gli estremi sul sito sempre voglioscendere.it, oppure sul sito apposito che abbiamo creato in attesa del nuovo giornale, che si chiama www.antefatto.it. Su Antefatto vi prenotato e poi trovate le indicazioni per il bonifico bancario. Per chi non lo può fare tutto insieme ci sono anche soluzioni rateali e, molto presto, avremo anche la possibilità di effettuare il pagamento con carta di credito. 
Passate parola e a presto!

Marco Travaglio

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categorie: opinioni
martedì, 09 giugno 2009

Il voto europeo

In Francia i Verdi guidati da un leader carismatico come Daniel Cohn Bendit hanno preso uno straordinario 16,5%.

In Germania Die Grünen e DIE LINKE, entrambi ampiamente sopra lo sbarramento del 5%, se si mettessero insieme raggiungerebbero il 19,5%, un punto meno della SPD autolesionista in coma profondo (avevo previsto che avrebbe preso meno del 20%, mi sono sbagliato di pochissimo).

In Italia il PD è sulla buona strada del coma, per andare a far compagnia agli "amici" della SPD, e RC e SeL, anche se si mettessero insieme, avrebbero meno del 7%: che sinistra straordinaria!

Ulteriori commenti? Del tutto superflui. Forse uno solo: sono contento di essere residente in Germania, un Paese sicuramente più serio dell'Italia, e di aver preferito votare per un partito tedesco, sicuramente serio, che manda ottimi candidati al Parlamento europeo a fare politica di sinistra.

Claudio Paroli

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categorie: opinioni
mercoledì, 27 maggio 2009

Perché SINISTRA e LIBERTÀ?

Alcuni opinioni: 

postato da: Cinefilo alle ore 21:12 | link | commenti
categorie: opinioni, candidati, campagne elettorali

Tre opinioni su SeL

È ora di cambiare. L’Europa che lasciamo è quella della speculazione finanziaria, del liberismo, della destra, lontana dai popoli, vicina ai privilegiati. Vogliamo invece un’Europa del lavoro, dell’ambiente, dei diritti sociali e civili.

Sofri, Deaglio e Lucarelli parlano di SINISTRA e LIBERTÀ:

postato da: Cinefilo alle ore 21:02 | link | commenti
categorie: opinioni, campagne elettorali

Programma elettorale di SeL per le Elezioni europee 2009

1) Ridistribuire la ricchezza in Europa attraverso il lavoro.

Patto Europeo per l’Occupazione: nuovi e migliori posti
di lavoro attraverso formazione, ricerca, innovazione, tecnologia investimenti.
Combattere la piaga del precariato.
Salario sociale europeo per i disoccupati.
Riduzione delle differenze nelle retribuzioni europee.
Riduzione dell’orario di lavoro.
Tasse sulla rendita e non sul lavoro: colpire la speculazione finanziaria, tassare i grandi patrimoni, tutelare le PMI.

2) Dall’Europa della speculazione finanziaria a quella dell’ambiente.

Il futuro dell’Europa è nel nuovo modello sociale ambientale e tecnologico: energie rinnovabili, bioedilizia, agricoltura di qualità, tutela dei consumatori, reti telematiche, trasporti ferroviari, infrastrutture sicure.
L’Europa è gia leader nelle rinnovabili con oltre 3,5 milioni di occupati. Far crescere questo settore significa creare milioni di nuovi posti di lavoro, non delocalizzabili, stabili, qualificati, utili alla lotta contro l’emergenza climatica. Senza il nucleare.

3) Dalla scuola disastrata alla Società della Conoscenza.

La riforma Gelmini porta l’Italia fuori dall’Europa.
L’accesso al sapere deve essere tutelato e il diritto alla formazione riconosciuto come fondamentale.
L’Europa deve essere protagonista nella conoscenza mettendo in campo formazione continua, scuola pubblica di qualità, ricerca ed università adeguatamente finanziate dal denaro pubblico.

4) L’Europa degli europei è quella laica, dei diritti civili e sociali.

I diritti sociali e quelli di cittadinanza sono inscindibili perché insieme garantiscono giustizia sociale e libertà individuale.
Con pari opportunità e pari libertà di donne e uomini.
L’autodeterminazione della donna è per noi un principio fondante.
Siamo per un’Europa che riconosca il ruolo decisivo della coscienza individuale nelle grandi questioni etiche, dalla libertà di cura, alle staminali, dalla fecondazione assistita alle unioni di fatto e ai matrimoni gay, siamo contro l’omofobia e transfobia per il rispetto di ogni diversità.
Proponiamo un Patto Europeo per il progresso sociale che stabilisca standard comuni per le politiche sociali, educative e sanitarie. E questo vale anche per le politiche d’inclusione dei migranti oltre all’asilo per i rifugiati e profughi da guerre e dittature.

5) L’Europa nel mondo come potenza civile di pace e cooperazione.

Sostenere la democrazia e la partecipazione in tutto il mondo. Contro tutte le guerre ed il terrorismo.
Contro gli armamenti e per il disarmo nucleare. Per una politica estera comune attenta in primo luogo al Mediterraneo, al Medio Oriente ai Balcani ma anche in grado di assumere la responsabilità per un mondo più giusto, per la pace, la sicurezza, il disarmo, la lotta alla fame e alla povertà.

postato da: Cinefilo alle ore 20:50 | link | commenti
categorie: opinioni, programma elettorale, campagne elettorali
venerdì, 22 maggio 2009

Emergenza democratica!

Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà, torna a chiedere, con una lettera personale inviata a tutti i leader dei partiti d'opposizione presenti o meno nel Parlamento italiano, un vertice immediato di tutte le forze d'opposizione per coordinare un'iniziativa comune di fronte alla gravissima situazione che si è creata dopo la sentenza Mills e le ultime dichiarazioni del presidente del consiglio.
La lettera è stata inviata a Pierfedinando Casini e Lorenzo Cesa (Udc), Flavia D'Angeli (Sc), Antonio Di Pietro (Idv), Oliviero Diliberto (PdCI), Marco Ferrando (Pcl), Paolo Ferrero (Prc), Dario Franceschini (Pd), Marco Pannella (Pr), Luciana Sbarbati (Mre):

Carissime e carissimi,
vi sono molti, troppi, inquietanti segnali che indicano che il nostro Paese sta attraversando una fase particolare, e per molti versi originale, nella quale il sistema democratico che tutti noi abbiamo conosciuto e nel quale abbiamo vissuto e operato è messo a serio rischio.
Sta crescendo nel nostro Paese una vera e propria emergenza democratica rispetto alla quale tutti noi abbiamo il dovere e la necessità di reagire in modo adeguato e tempestivo.
Per questa ragione mi assumo la responsabilità di scrivervi e di proporvi un incontro a brevissimo termine per assumere assieme le iniziative adeguate, come compete ad un’opposizione parlamentare ed extraparlamentare, come è la forza politica cui appartengo, non certo per sua scelta.
Conviene evitare paragoni con il passato, sempre difficilmente proponibili, ma certamente abbiamo avuto modo, e con noi le italiane e gli italiani, di cogliere nei recenti comportamenti della maggioranza, del governo e segnatamente del Presidente del Consiglio, atteggiamenti, comportamenti, dichiarazioni e atti che entrano in collisione con le regole più elementari di una repubblica democratica e parlamentare.
Non credo sia sfuggito a nessuno il carattere ricattatorio del discorso pronunciato da Silvio Berlusconi di fronte all’assemblea di Confindustria. Un Presidente del Consiglio che controlla direttamente o indirettamente quasi l’intero sistema mediatico minaccia di rivolgersi direttamente al popolo per sovvertire gli assetti costituzionali aggirando o, peggio, ignorando con esplicito disprezzo il Parlamento.
Questo atteggiamento arrogante e, temo, non privo di venature eversive era già evidente nella vicenda apertasi con la sentenza sul caso Mills. Siamo di fronte ad un assurdo: chi è stato destinatario di un atto di corruzione viene condannato dalla Magistratura, mentre il suo eventuale corruttore è protetto da una legge vigente, contro la quale l’opposizione si è fortemente battuta, che lo sottrae a qualunque tipo di giudizio. Non compete a noi entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Così come il Presidente del Consiglio non dovrebbe abbandonarsi ad una pubblica sequela di insulti rivolti alla Magistratura giudicante in ragione di una sua presunta intenzione persecutoria motivata addirittura da una altrettanto presunta collocazione politica dei singoli magistrati.
Ma noi non possiamo assistere impassibili ad una nuova recrudescenza di dichiarazioni e atti che mirano a sottoporre la Magistratura sotto il controllo politico dell’Esecutivo, stravolgendo l’equilibrio dei poteri di uno stato democratico e la sua Costituzione.
E’ da notare come tali comportamenti costituiscano di per sé un motivo di uno scontro ora strisciante, ora esplosivo con le più alte cariche dello stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica, i cui ripetuti, ponderati e preziosi interventi a tutela degli equilibri istituzionali e della nostra Costituzione sono stati disattesi e persino svillaneggiati dal Presidente del Consiglio.
La stessa vicenda della oscura relazione tra il presidente del consiglio e la famiglia Letizia non può essere confinata nella sfera del privato, il confine tra pubblico e privato essendo, come segnalano tutti i migliori studiosi delle moderne democrazie, diverso per chi ricopre cariche istituzionali e per il comune cittadino. E di fronte a denunce che partono dagli stessi famigliari del presidente del Consiglio, non credo si possa tacciare di indebita invasione nel privato la richiesta formale di pubblici chiarimenti da parte di chi un ruolo pubblico riveste.
La mia elencazione potrebbe continuare ma sarebbe superflua poiché già così la misura appare colma.
Ad un’emergenza democratica si deve rispondere con un’eccezionale sussulto democratico nel Paese e nelle istituzioni.
Non credo che il Parlamento possa limitarsi ad attendere che il Presidente del Consiglio decida, a seconda dei suoi desideri e delle sue convenienze, se presentarsi di fronte ad esso o meno. L’opposizione parlamentare è in possesso di precisi strumenti regolamentari per giungere, nel modo e nelle forme opportune, a un dibattito parlamentare la cui urgenza mi sembra ormai massima.
Per questo mi rivolgo a Voi, pur in un momento come l’attuale che ci vede in competizione nella campagna elettorale per le elezioni dei parlamento europeo e di molti consigli provinciali e comunali.
L’imminente confronto elettorale non può fare venire meno, neppure per un attimo, il nostro senso di responsabilità verso la Costituzione italiana e l’ordinamento democratico dell’Italia.
Mi auguro quindi che vogliate concordare con la necessità di un’immediata riunione di tutte le forze dell’opposizione, presenti o no nell’attuale Parlamento, per concordare e assumere tutte le iniziative unitarie, nel Parlamento italiano e in quello europeo, nelle Istituzioni locali, nella società civile per fare uscire il nostro Paese indenne dall’attuale emergenza democratica che lo investe.
In attesa di un Vostro tempestivo cenno di riscontro, Vi saluto augurando a tutti noi un presente e un futuro di democrazia e libertà.

Nichi Vendola

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categorie: opinioni
domenica, 17 maggio 2009

Il coraggio dimenticato - Roberto Saviano

La versione integrale di un articolo di Roberto Saviano uscito su Repubblica:

Chi racconta che l'arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull'onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.

Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle. Chi ha urlato: "Ora basta" ai capizona, ai clan, alle famiglie sono stati africani. A Castelvolturno, il 19 settembre 2008, dopo la strage a opera della camorra in cui vengono uccisi sei immigrati africani: Kwame Yulius Francis, Samuel Kwaku e Alaj Ababa, del Togo, Cristopher Adams e Alex Geemes della Liberia e Eric Yeboah del Ghana. Joseph Ayimbora, ghanese, viene ricoverato in condizioni gravi. Le vittime sono tutte giovanissime, il più anziano tra loro ha poco più di trent'anni, sale la rabbia e scoppia una rivolta davanti al luogo del massacro. La rivolta fa arrivare telecamere da ogni parte del mondo e le immagini che vengono trasmesse sono quelle di un intero popolo che ferma tutto per chiedere attenzione e giustizia. Nei sei mesi precedenti, la camorra aveva ucciso un numero impressionante di innocenti italiani. Il 16 maggio Domenico Noviello, un uomo che dieci anni fa aveva denunciato un'estorsione ma appena persa la scorta l'hanno massacrato. Ma nulla. Nessuna protesta. Nessuna rimostranza. Nessun italiano scende in strada. I pochi indignati, e tutti confinati sul piano locale, si sentono sempre più soli e senza forze.

Ma questa solitudine finalmente si rompe quando, la mattina del 19, centinaia e centinaia di donne e uomini africani occupano le strade e gridano in faccia agli italiani la loro indignazione. Succedono incidenti. Ma la cosa straordinaria è che il giorno dopo, gli africani, si faranno carico loro stessi di riparare ai danni provocati. L'obiettivo era attirare attenzione e dire: "Non osate mai più". Contro poche persone si può ogni tipo di violenza, ma contro un intera popolazione schierata, no. E poi a Rosarno. In provincia di Reggio Calabria, uno dei tanti paesini del sud Italia a economia prevalentemente agricola che sembrano marchiati da un sottosviluppo cronico e le cui cosche, in questo caso le 'ndrine, fatturano cifre paragonabili al PIL del paese.

La cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, come dimostra l'inchiesta del GOA della Guardia di Finanza del marzo 2004, aveva deciso di riciclare il danaro della coca nell'edilizia in Belgio, a Bruxelles, dove per la presenza delle attività del Parlamento Europeo le case stavano vertiginosamente aumentando di prezzo. La cosca riusciva a immettere circa trenta milioni di euro a settimana in acquisto di abitazioni in Belgio.

L'egemonia sul territorio è totale, ma il 12 dicembre 2008, due lavoratori ivoriani vengono feriti, uno dei due in gravissime condizioni. La sera stessa, centinaia di stranieri - anche loro, come i ragazzi feriti, impiegati e sfruttati nei campi - si radunano per protestare. I politici intervengono, fanno promesse, ma da allora poco è cambiato. Inaspettatamente, però, il 14 di dicembre, ovvero a due soli giorni dall'aggressione, il colpevole viene arrestato e il movente risulta essere violenza a scopo estorsivo nei riguardi della comunità degli africani. La popolazione in piazza a Rosarno, contro la presenza della 'ndrangheta che domina come per diritto naturale, non era mai accaduto negli anni precedenti.

Eppure, proprio in quel paese, una parte della società, storicamente, aveva sempre avuto il coraggio di resistere. Ne fu esempio Peppe Valarioti, che in piazza disse: "Non ci piegheremo", riferendosi al caso in cui avesse vinto le elezioni comunali. E quando accadde fu ucciso. Dopo di allora il silenzio è calato nelle strade calabresi. Nessuno si ribella. Solo gli africani lo fanno.

E facendolo difendono la cittadinanza per tutti i calabresi, per tutti gli italiani. Difendono il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente e difendono il diritto della terra. L'agricoltura era una risorsa fondamentale che i meccanismi mafiosi hanno lentamente disgregato facendola diventare ambito di speculazioni criminali. Gli africani che si sono rivoltati erano tutti venuti in Italia su barconi. E si sono ribellati tutti, clandestini e regolari. Perche da tutti le organizzazioni succhiano risorse, sangue, danaro.

Sulla rivolta di Rosarno, in questi giorni, è uscito un libretto assai necessario da leggere con un titolo in cui credo molto. "Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l'Italia" di Antonello Mangano, edito da Terrelibere. La popolazione africana ha immesso nel tessuto quotidiano del sud Italia degli anticorpi fondamentali per fronteggiare la mafia, anticorpi che agli italiani sembrano mancare. Anticorpi che nascono dall'elementare desiderio di vivere.

L'omertà non gli appartiene e neanche la percezione che tutto è sempre stato così e sempre lo sarà. La necessità di aprirsi nuovi spazi di vita non li costringe solo alla sopravvivenza ma anche alla difesa del diritto. E questo è l'inizio per ogni vera battaglia contro le cosche. Per il pubblico internazionale risulta davvero difficile spiegarsi questo generale senso di criminalizzazione verso i migranti. Fatto poi da un paese, l'Italia, che ha esportato mafia in ogni angolo della terra, le cui organizzazioni criminali hanno insegnato al mondo come strutturare organizzazioni militari e politiche mafiose. Che hanno fatto sviluppare il commercio della coca in Sudamerica con i loro investimenti, che hanno messo a punto, con le cinque famiglie mafiose italiane newyorkesi, una sorta di educazione mafiosa all'estero.

Oggi, come le indagini dell'FBI e della DEA dimostrano, chiunque voglia fare attività economico-criminali a New York che siano kosovari o giamaicani, georgiani o indiani devono necessariamente mediare con le famiglie italiane, che hanno perso prestigio ma non rispetto. Altro esempio eclatante è Vito Roberto Palazzolo che ha colonizzato persino il Sudafrica rendendolo per anni un posto sicuro per latitanti, come le famiglie italiane sono riuscite a trasformare paesi dell'est in loro colonie d'investimento e come dimostra l'ultimo dossier di Legambiente le mafie italiane usano le sponde africane per intombare rifiuti tossici (in una sola operazione in Costa D'Avorio, dall'Europa, furono scaricati 851 tonnellate di rifiuti tossici).

E questo paese dice che gli immigrati portano criminalità? Le mafie straniere in Italia ci sono e sono fortissime ma sono alleate di quelle italiane. Non esiste loro potere senza il consenso e la speculazione dei gruppi italiani. Basta leggere le inchieste per capire come arrivano i boss stranieri in Italia. Arrivano in aereo da Lagos o da Leopoli. Dalla Nigeria, dall'Ucraina dalla Bielorussia. Gestiscono flussi di danaro che spesso reinvestono negli sportelli Money Transfer. Le inchieste più importanti come quella denominata Linus e fatta dai pm Giovanni Conzo e Paolo Itri della Procura di Napoli sulla mafia nigeriana dimostrano che i narcos nigeriani non arrivano sui barconi ma per aereo. Persino i disperati che per pagarsi un viaggio e avere liquidità appena atterrano trasportano in pancia ovuli di coca. Anche loro non arrivano sui barconi. Mai.

Quando si generalizza, si fa il favore delle mafie. Loro vivono di questa generalizzazione. Vogliono essere gli unici partner. Se tutti gli immigrati diventano criminali, le bande criminali riusciranno a sentirsi come i loro rappresentanti e non ci sarà documento o arrivo che non sia gestito da loro. La mafia ucraina monopolizza il mercato delle badanti e degli operai edili, i nigeriani della prostituzione e della distribuzione della coca, i bulgari dell'eroina, i furti di auto di romeni e moldavi. Ma questi sono una parte minuscola delle loro comunità e sono allevate dalla criminalità italiana. Nessuna di queste organizzazioni vive senza il consenso e l'alleanza delle mafie italiane.

Nessuna di queste organizzazioni vivrebbe una sola ora senza l'alleanza con i gruppi italiani. Avere un atteggiamento di chiusura e criminalizzazione aiuta le organizzazioni mafiose perché si costringe ogni migrante a relazionarsi alle mafie se da loro soltanto dipendono i documenti, le abitazioni, persino gli annunci sui giornali e l'assistenza legale. E non si tratta di interpretare il ruolo delle "anime belle", come direbbe qualcuno, ma di analizzare come le mafie italiane sfruttino ogni debolezza delle comunità migranti. Meno queste vengono protette dallo Stato, più divengono a loro disposizione. Il paese in cui è bello riconoscersi - insegna Altiero Spinelli padre del pensiero europeo - è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d'Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare. L'Italia in cui è bello riconoscersi e che porta in se la memoria delle persecuzioni dei propri migranti e non permetterà che questo riaccada sulla propria terra.

Roberto Saviano
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categorie: opinioni
venerdì, 08 maggio 2009

Veronica: il nuovo mito della sinistra!

Riecco la genialità di Vauro:

postato da: Cinefilo alle ore 23:58 | link | commenti
categorie: opinioni, satira politica

Elezioni per il Parlamento Europeo

Il 6 e 7 giugno, com'è noto, avranno luogo le elezioni per il rinnovo dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo. ATTENZIONE: all’estero tali elezioni avranno luogo il 5 e 6 giugno.

Presso la circoscrizione consolare Nord Germania, dove viene gestito questo forum, sono state istituite le seguenti sezioni elettorali:

Amburgo: Hamburg-Haus, Großer Saal, Doormannsweg 12 – 20259 Amburgo (1 seggio 3 sezioni).
Brema: Consolato Onorario d’Italia – Sielwall 54 – 28203 Brema (1 seggio 1 sezione);
Kiel: Società Dante Alighieri – Hardenbergstr. 11 – 24105 Kiel (1 seggio 1 sezione);
Lubecca: Hanseschule für Wirtschaft- und Verwaltung – Fischstrasse 8-10 – 23552 Lubecca (1 seggio 1 sezione).

I cittadini italiani all'estero che non intendono recarsi a votare in questi seggi o in Italia, entro e non oltre il 17 maggio possono iscriversi per eleggere candidati delle liste elettorali tedesche.

L'unico partito tedesco che porta avanti una chiara linea politica di sinistra, con contenuti e programmi seri e realizzabili, è DIE LINKE.

postato da: Cinefilo alle ore 20:23 | link | commenti
categorie: comunicati, campagne elettorali
venerdì, 01 maggio 2009

Italia semilibera

Per chiudere bene la giornata, giro un post di Beppe Grillo. Più negativo non potrebbe essere ed è giusto così: bisogna incazzarsi a morte e denunciare tutte le schifezze di questo Paese, per poter cambiare almeno qualcosa, il buonismo non porta da nessuna parte. Lo dico anche a te, Nichi: mi piace quando sei deciso, chiaro e forte, non sono solo i sogni che ci portano avanti.

Freedom House l'organizzazione fondata da Eleanor Roosevelt, ha classificato l'Italia semi libera per l'informazione. Unica nazione europea occidentale. Dietro di noi ci sono Corea del nord, Turkmenistan, Birmania, Libia, Eritrea. Ma non disperiamo, siamo in grado di raggiungerle grazie a giornalisti come Belpietro, Riotta, Mimun e a politici della statura di Boccone del Prete Franceschini e di (Musso)Fini.
Freedom House attribuisce la nostra posizione al controllo delle televisioni da parte dello psiconano. Non sono d'accordo. La libertà di espressione, di scrivere e di voler ascoltare la verità non dipende da un ometto senza principi. La responsabilità è degli italiani. Un popolo che, nella sua maggioranza, pagherebbe per vendersi. Un popolo simpatico, gioviale, senza pensieri. Con un udito sensibile. Il suono della verità gli fa male ai timpani. Con la memoria di un'ameba. Che dedica piazze e vie al latitante Bottino Craxi e tollera un corruttore professionista alla guida del Paese.
Testa d'Asfalto fa il suo mestiere. Vende la merce che gli italiani vogliono comprare. La dimenticanza è un tratto nazionale. Nessuno ricorda più nulla. Qui e ora, solo qui e ora è importante. L'informazione si nutre del passato, ma il passato in Italia non esiste. L'Italia vive in un eterno presente. La sua memoria è una spiaggia lavata senza sosta dalle onde del mare. Un Paese cinico, spesso servo, per un periodo luce del mondo. Un posto in cui si vive bene solo se si è già morti dentro. Un Paese senza coscienza di sè che forse non esiste. Un tunnel di morti ammazzati e dimenticati. In nessun Paese democratico nel dopoguerra c'è stata una strage di magistrati, di giornalisti, di poliziotti, di Carabinieri, di persone comuni, semplicemente oneste, come in Italia. E' stata una strage immane, un Vietnam d'Italia, lo documenta il
Calendario dei Santi Laici. L'italiano non parla, non sente, non vede e odia l'informazione. Per informarsi e trarne le conseguenze dovrebbe mettere in discussione tutto, a partire da sè stesso e dal suo contributo alla vita sociale. Non vuole sapere, perchè sapere è pericoloso. L'italiano è barricato nel suo fortino personale di convizioni, di miti, di balle, di televisioni. E' una questione di sopravvivenza. E' un malato terminale di democrazia che si illude di essere libero. L'italiano vive un incubo, ma riesce a trasformarlo in un sogno. Per lui tutto è possibile, l'importante è crederci. Disinformare per Credere. Freedom House ha anche fatto l'elenco dei "10 peggiori Paesi per essere un blogger". Sono: Myanmar, Iran, Siria, Cuba, Arabia Saudita, Vietnam, Tunisia, Cina, Turkmenistan e Egitto. L'Italia non c'è ancora, ma è solo questione di tempo. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Beppe Grillo

postato da: Cinefilo alle ore 22:18 | link | commenti
categorie: opinioni

Nichi Vendola sul 1° maggio

Oggi si festeggia un fantasma. Quella degli ultimi decenni è la storia di un occultamento e di una rimozione, di un progressivo, inesorabile, slittamento del lavoro dal ruolo centrale che gli assegnava la Costituzione repubblicana a postazioni sempre più periferiche, sino a finire nelle brume di una estrema banlieu, pudicamente celato alla vista. Disincarnato, ridotto a variabile duttile nelle stime dei tecnocrati o nei conti di manager grandi e piccoli, il lavoro è stato amputato della sua realtà concreta. Nella penombra di quella periferia sociale, si è consumata e quotidianamente si consuma una strage ignorata, tollerata, e oramai persino incentivata. Mentre il proscenio discuteva di veline e si azzuffava su particolari, parlava sempre e comunque d’altro, in quelle tenebre ha avuto libero corso l’imposizione di salari che erano da crisi anche quando la crisi non c’era, si è affermato un nuovo mercato del lavoro modellato sulle vecchissime forme del caporalato, fondato sul ricatto del precariato permanente e della disoccupazione endemica, sulla sottrazione di ogni potere contrattuale dei lavoratori, avvertito ormai come insopportabile pastoia che intralcia la logica sovrana del profitto.
Grazie a quella stessa “invisibilità” del lavoro, oggi, si studiano e allestiscono strategie feroci, che mirano a far pagare per intero i costi della crisi proprio a chi della crisi è vittima principale, i lavoratori dipendenti in cassa integrazione o peggio, i precari a spasso, l’esercito di giovani colti e preparati del sud costretti a una nuova migrazione di massa. Quella degli ultimi decenni è la vicenda di un beffardo slittamento semantico, che ha celato sotto le voci “modernità” e modernizzazione” un gigantesco ritorno al passato, passando per lo smantellamento di tutti i diritti conquistati dai lavoratori nel corso di due secoli di conflitto sociale, che ha ripristinato e restituito legittimità a vere e proprie forme di schiavismo. Chi può davvero credere che la scomparsa della rappresentanza politica del mondo del lavoro dal Parlamento italiano proprio al termine di questo immenso processo storico sia casuale, frutto di mera coincidenza?
C’è un solo modo, allora, di festeggiare questo primo maggio: farne la stazione di partenza per imboccare un tragitto inverso. Iniziare, da oggi, da subito, qui e ora, da questa campagna elettorale, a restituire realtà, concretezza e visibilità al lavoro. Imporre la sua centralità da subito, a partire dalle strategie per fronteggiare la crisi, sapendo che dalla crisi stessa non si potrà uscire senza restituire carne e sangue a quel fantasma, senza richiamare al centro della scena sociale, politica e persino culturale quel che da troppo tempo ne è rimosso. Questa crisi è frutto della stessa politica, delle stesse politiche, delle stesse logiche che hanno per trent’anni umiliato e assediato il lavoro e i lavoratori. Non si può sperare di risolverla con gli stessi strumenti che l’hanno determinata.
Abbiamo scelto di superare una volta per tutte l’antica e disastrosa separazione tra la difesa dei diritti sociali e di quelli civili. Dobbiamo sapere che i diritti dei lavoratori sono oggi al centro di questo scontro, e se non riusciremo a ripristinarli, a imporne un nuovo rispetto, il prezzo sarà pagato da tutti. Anche da chi, oggi, si batte per difendere il diritto alla propria sessualità, alle proprie scelte, alla libertà del proprio corpo.
Abbiamo scelto di chiamarci Sinistra e Libertà. Dobbiamo ricordare, a noi e a tutte e a tutti, che senza affrancamento dal bisogno, dal ricatto del precariato, dall’assenza di diritti sul lavoro, la parola Libertà è solo un simulacro.

Nichi Vendola

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categorie: opinioni, campagne elettorali
mercoledì, 15 aprile 2009

Vauro sospeso da ANNOZERO?

Sembra che il geniale vignettista Vauro sia stato sospeso dal programma RaiDue ANNOZERO, in cui chiudeva ogni puntata con i suoi disegni e le sue battute feroci e assai fastidiose per il potere, per questa vignetta:

Noi non solo la ripubblichiamo, ma esprimiamo tutto il sostegno possibile per Vauro. Perché questa non solo è satira dura e stringente, come dev'essere la satira, ma la pura e sacrosanta verità per il futuro, senza nessuna mancanza di rispetto per i poveri deceduti dell'Abruzzo: le case, perlopiù abusive e condonate sistematicamente dai governi più disparati - anche di centrosinistra, ovviamente - vengono giù già così, figuriamoci aumentandone la cubatura e il peso! Al prossimo serio terremoto, dunque, non più "solo" 300 morti, ma una percentuale superiore in funzione delle percentuali di cubatura in più del "glorioso" piano casa del Cavaliere rusticano. I controlli?! Ma quali controlli del CAZZO (scusate ma ci vuole)! Non ci sono mai stati e non ci saranno MAI! Un Paese meraviglioso, l'Italia!

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categorie: opinioni, satira politica
domenica, 12 aprile 2009

Energie alternative in Italia...

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categorie: satira politica
venerdì, 10 aprile 2009

Democrazia di base, dal basso!

Giro volentieri l'intervento di Beppe Grillo dell'8.4.09 a Firenze: non è più un comico che parla, leggete e meditate. Sì, anche voi partiti di sinistra, della vera sinistra, che state preparando i programmi. Che siano programmi comprensibili e fattibili, da subito!

Ci è venuto in mente di fare la Carta di Firenze perché parta un nuovo Rinascimento da questa meravigliosa città, di questi “maremma maiala” che parlano... “maremma maiala”. La Carta di Firenze: se guardate, ognuno di questi punti è fantastico perché sono esattamente, ma è un caso, al contrario di quello che oggi presenta il governo italiano. Il contrario esatto, ogni punto. E' pazzesco. Ma è un caso!
Questi sono punti di buonsenso e oggi il buonsenso è rivoluzionario. Parli di risparmio e ti chiedono se sei pazzo! Ti dicono: “Come risparmio? Il debito... devi consumare!”. Confondono consumo con sviluppo, sono gente di 70, 80 anni con una prostata gonfia che per farsi una trombata si fanno siringhe di papaverina direttamente sull'uccello! Sono i puttanieri... la strategia del puttaniere è al governo: nani, ballerine, c'è di tutto... ruffiani, infiltrati.Credo che l'abbiate capito tutti, è un governo illegale, anticostituzionale, eletto senza voto di preferenza. Una finta dell'opposizione... PD, PDL, Pdmenoelle...
Fra due anni... io ho sempre fatto delle previsioni e non era difficile non azzeccare: fra due anni guarderemo indietro, due anni al massimo, e penseremo a questi di oggi e ci chiederemo: “Ma come è potuto succedere???”.
Guardate i punti: noi proponiamo l'acqua pubblica. L'acqua di proprietà pubblica: guardate quello che ha fatto il governo di sinistra e quello di destra. L'hanno privatizzata in quasi tutta l'Italia.L'acqua deve rimanere pubblica. Che non deve andare in mano a una spa l'ha capito anche Ciro che ha 8 anni e tutte le mattine mi dice: “Sto bevendo dell'acqua, è mica di una multinazionale?” ed è preoccupato. L'acqua pubblica contro l'acqua privatizzata di questi zombie. Impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto: io ho messo giù dei punti fattibili, non sono sogni, possiamo farli domani mattina! Gli impianti di depurazione, parliamo del caso De Magistris, di soldi che arrivavano per fare gli impianti di depurazione. Il caso Poseidon: c'erano miliardi dell'Unione Europea per la Calabria e la Sicilia e sono spariti, non li hanno fatti! Noi vogliamo che ognuno abbia un impianto di depurazione se non è collegato alla fogna principale, con degli aiuti comunali.
Espansione del verde urbano: è la legge di due o tre giorni fa. Ieri, il nano coi capelli d'asfalto... qui bisogna... qua ci infondono ottimismo, ottimismo... è vero! Facciamo così, facciamo la satira al contrario: non dobbiamo aggravare, la situazione è grave ma noi dobbiamo essere ottimisti, non catastrofisti! L'Italia non va così male! Berlusconi è una persona perbene! Gasparri è intelligente! Napolitano è sveglio! La satira al contrario...
Pensate, è di questi giorni l'ampliamento... siamo i primi produttori pro capite di cemento del mondo, il doppio degli americani, il triplo dei tedeschi, quando i grandi architetti tipo Renzo Piano, che io conosco benissimo, dicono che oggi le città vanno implose, non esplose verso le periferie creando degli slum... Implodere significa fare un cerchio nel centro della città e ricostruire, buttare giù quello che non serve dentro i centri e riproporre cose al servizio dei cittadini.
Solo che questi dementi di sindaci hanno giocato al casinò, hanno fatto i croupier, hanno giocato in borsa, comprato hedge fund, derivati, cose che non sapevano cosa fossero invece di amministrare i soldi della gente.
Ed è chiaro che adesso non hanno una lira, devono cercare soldi. Come? Svendendo il territorio dei cittadini, proponendo ponti improbabili... cose tutte improbabili che non stanno in piedi per avere subito i soldi. Con le liste, se entreremo, basterà uno di voi che entra in comune e questo giochino glielo rompiamo sul nascere! Espansione del verde. Asili o centrali nucleari? Espansione del verde, controtendenza di questo governo che invece vuole cementificare.
Concessioni di licenze edilizie solo per demolizione e ricostruzione, quello che vi dicevo adesso. Quello che dicono i grandi architetti, guardate nei centri: ci sono da fare cose memorabili, da ristrutturare caserme, edifici pubblici, fare delle cose meravigliose dentro la città.
Piano di trasporti pubblici non inquinanti e piste ciclabili: mi sembra doveroso che dobbiamo cominciare a capire che la macchina è morta! Mi dispiace, l'abbiamo amata tutti l'automobile, è già finita! E' finita da dieci anni, non adesso. E' finita e si sovvenziona una cosa che è finita. La FIAT deve mettersi a fare opere di mobilità diversa: la mobilità del futuro non apparterrà più all'automobile. La mobilità del futuro è stare più fermi possibili, cioè muoversi solo quando uno va in vacanza, per piacere. Io non devo andare a lavorare a cinquanta km con l'automobile. Io non devo andare a lavorare a 50 km in un ufficio perché l'ufficio viene a casa mia, in una città che noi pensiamo. Col telelavoro, con le connessioni. Copiando la Germania, copiando Seoul!
Il traffico nelle grandi metropoli lo gestiscono coi GPS, c'è una centrale operativa di dieci ragazzi messi lì e controllano un traffico di 12 milioni di abitanti. Come? Ogni mezzo pubblico ha un GPS collegato con la sede e fanno arrivare più treni dove servono, più metropolitane dove servono, più autobus dove servono. Se c'è una partita in centro, allo stadio, fanno affluire più taxi. Sono collegati.
La rete è il futuro della democrazia dal basso, dei trasporti, di qualsiasi cosa. E' la democrazia che viene fuori dal basso: io voglio che le persone come voi si occupino di queste cose. Siete voi che dovete applicare queste cose. In Westfalia hanno ridotto di tre quarti il traffico senza fare assolutamente cemento. Non hanno fatto strade: hanno fatto un algoritmo costato quindici euro ogni mille abitanti: hanno messo quattro persone dentro un'automobile per andare a lavorare, ma non servirà neanche più quello. Noi parliamo di sistemi di mobilità che vanno a integrarsi: il tram con l'autobus, forse anche l'automobile e la bicicletta. L'automobile non può più avere un posto di prestigio per la nostra mobilità: l'automobile sta ai margini, ci sposteremo in altri modi, a piedi, in bicicletta, sulle mani... volando! Il teletrasporto! Piano di mobilità dei disabili. Forse non è un problema che vi tocca, a me ha sempre toccato da vicino. A volte le barriere architettoniche...è questo che mi fa incazzare: la barriera architettonica a volte è due centimetri. A volte bisogna pensarci prima, perché una città che rende impossibile lo spostamento di un disabile non è una città civile.
La connettività gratuita: guardate se non siamo in controtendenza. La legge Pisanu: con una legge da disgraziati per l'antiterrorismo proibisce il wifi. Tu non ti puoi collegare perché dovresti, se ti colleghi, dare la carta d'identità per una legge antiterrorismo. Come se sulla carta d'identità ci fosse scritto: TERRORISTA. Eccolo, l'abbiamo preso!
Questa è gente di settant'anni con la prostata grossa così e il catetere, non sanno neanche cosa sia un wifi. In tutte le città del mondo, vai nei centri e ti colleghi. Se entrerete in comune voglio che portiate avanti questo discorso: la connessione libera e gratuita per i cittadini, poi pagherai i servizi. Dobbiamo avere una carta digitale: non me ne faccio niente della carta d'identità, voglio una carta digitale: quando nasco io nasco con la mia email! Al contrario: creazione di punti pubblici di telelavoro. Andare avanti: noi siamo ai margini, insieme ai polacchi, stiamo regredendo come accessi a internet. Voi pensate che un piccolo imprenditore che deve lavorare in Italia, rispetto alla Francia, paga tre volte la banda. La stessa banda. Se deve spedire un pacco con la posta italiana paga il doppio che con le poste francesi. Se tu spedisci un pacco in Francia, vai in rete e segui dov'è, dove va il tuo pacco. La gente può seguirsi le proprie cose senza intermediari.
Provate a spedire un pacco alle Poste Italiane, e telefonare: “E' mica lì il pacco?” “Un attimo... che colore era? Luigi!!! - questo è il wifi italiano – Luigi!!! Hai visto un pacco???”.Siamo barbari! Barbari!
Rifiuti zero: dovremmo parlarne ore. Rifiuti zero è la strategia vincente, quello di cui parla Obama, di cui parla Schwarzenegger. Schwarzenegger sta dicendo che non investirà un centesimo di dollaro nelle infrastrutture. La quarta potenza del mondo, la California.
Adesso hanno altri problemi, il problema di far sopravvivere le famiglie. Le famiglie devono sopravvivere, come qua. Qui non abbiamo ancora metabolizzato quello che sta per arrivare e investono su cose incredibili. Rifiuti zero è la strategia vincente perché quando c'è un rifiuto c'è un errore, lo sappiamo tutti. Sono i nostri discorsi di cinque anni: c'è un errore di costruzione, nel design. Non si può più creare qualcosa che diventi un rifiuto, deve essere una materia prima per un'altra lavorazione, infatti si chiamano materie prime secondarie. Vedelago: un'imprenditrice di Vedelago vicino a Treviso ha un sistema che riesce a riciclare l'immondizia di cento comuni al 100%: li separa e li vende come materia prima e quello che rimane l'impasta e diventano materiali per l'edilizia.
Signori, un piccolo consigliere di 27 anni, che lavorava in una pizzeria, un tecnico informatico è riuscito a entrare come consigliere a Treviso. E' un comune importante, Treviso. Da quando è lì dentro, poi magari è qui e ve ne parlerà, se li sta portando dietro tutti: prima gli han fatto una battaglia, adesso lui pone le idee, fa dei social network con Skype. Non sapevano neanche cosa fosse: il cittadino si collega in una chat su Skype e arriva direttamente al tecnico che gli risolve il problema stando a casa sua e non deve prendere la macchina e andare in comune. E' riuscito a collegare 98 scuole per fare il riciclo dell'immondizia delle scuole coi bambini che seguono, a costo zero per il comune e a costo zero per le scuole. Sono cose che stanno facendo, che fanno dei ragazzi di 27 anni come voi. Rifiuti zero significa costruire in un altro modo: abbiamo una grandissima occasione, enorme e cioè questa debacle finanziaria ed economica.
Questo sistema della crescita, del produrre sempre di più cose che non servono ha prodotto delle persone che non servono. Siamo pieni di persone che non servono, allora bisogna sedersi lì e ripensare tutto: da come si produce un bicchiere, una bottiglia, un televisore. Da come si producono i servizi. Produrre per i servizi!Non ho bisogno di caldaie o frigoriferi, ho bisogno di freddo e di tepore, allora ci saranno degli imprenditori che non mi venderanno una caldaia o un frigorifero, mi daranno il servizio della caldaia e il servizio del frigorifero. Non ci saranno più rifiuti o saranno ridimensionati al massimo. Le società che vengono da te ti fanno risparmiare sull'energia e il tuo risparmio è il loro guadagno!
Rifare le case, ripensare alla casa! La macchina è morta e sulla macchina c'è una tecnologia straordinaria, col GPS, tutta elettronica, 5 anni di garanzia. La casa ha una tecnologia di ottant'anni fa! Bisogna ripensare alla casa che può diventare una fabbrica di energia: fare rete per l'energia.
Sviluppo delle fonti rinnovabili. Almeno i comuni dovrebbero mettere su i loro insediamenti. Ci sono gli eolici: noi non abbiamo bisogno di una centrale nucleare che produce un milione di watt, abbiamo bisogno di un milione di cittadini che producono un watt a testa! Rovesciare i concetti... ma queste cose le rubo a voi, voi siete peggio di me!!! Efficienza energetica: l'efficienza, fattore 10. Si può fare domani mattina una qualsiasi cosa con la doppia efficienza e consumando la metà di energia e di materiali. La metà, domani mattina! Ci sono materiali che si riutilizzano come il belland che è una specie di polimero che si scioglie in acqua tiepida, si fa la stessa cosa.
Si possono fare delle cose meravigliose, basta avere la conoscenza, e oggi la conoscenza ce l'abbiamo solo attraverso la Rete, perché questa gente qua è finita e lo sanno! Ci guardano stupiti perché sanno che chiudono i giornali, chiudono le televisioni. La pubblicità se ne sta andando, il digitale terrestre è morto! E' nato morto!
Ora si stanno accorgendo che c'è un popolo della rete, adesso se ne accorgono! Siamo milioni e adesso un articolo su un giornale che dice: “bisognerebbe tener presente queste persone che parlano di questo ambiente...”. Sarà la svolta epocale, questa crisi darà un impulso straordinario, ci verranno tutti dietro. Le nostre idee le ruberanno loro e diranno che sono loro ad averle avute. La fine nostra è questa: scomparire! Ma che vincano le idee!
Un altro punto: favorire le produzioni locali. La filiera corta, non trasporti per far arrivare camion con merci da mille km. E' finita! E' finita, filiere corte, produzioni locali! A Manhattan ci sono 17.000 orti in comune, sui grattacieli, dove c'erano i centri fitness. Fanno gli orti, i maghi di Wall Street con le valigette in cui avevano gli lo portano i carciofi e l'insalata indivia!La battaglia del cibo, l a battaglia della terra: sta succedendo questo. La Thailandia, il più grande esportatore di riso, si tiene il riso. La Cina, che consuma 510 milioni di tonnellate di cereali, ne produce 500 milioni e ne deve importare 10 milioni. Dove va? In Africa, compra la terra e ci coltiva i cereali per i cinesi! L'Egitto sta comprando terreno in Ucraina per coltivare il cibo per gli egiziani, non per gli ucraini! In Madagascar c'è una guerra civile perché un'azienda coreana ha comprato metà Madagascar per coltivarci il cibo per i coreani, non per i malgasci. Ecco cosa sta succedendo nel mondo, e allora dobbiamo pararci un po' il culo, come poter sopravvivere. Non siamo abituati alla miseria che ci sta per capitare addosso. Bisogna prepararci filosoficamente a una miseria che forse ci farà bene!

Beppe Grillo

postato da: Cinefilo alle ore 19:27 | link | commenti
categorie: opinioni, programma elettorale, campagne elettorali

In risposta al Papa...

Beccati questa!

E questa è una pubblicità - abbiate pazienza - ma è troppo forte e allora... ribeccati questa!

 

postato da: Cinefilo alle ore 12:00 | link | commenti
categorie: satira politica
domenica, 29 marzo 2009

Tornare in Italia? Come Billy Wilder

Un amico residente a Monaco di Baviera mi ha scritto:

<<< Qualche giorno fa un mio amico mi ha chiesto se tornerò in Italia quando andrò in pensione. "Non lo so ancora", gli ho risposto e ho aggiunto che le attuali condizioni politiche e sociali italiane rendono incerto un mio ritorno nel Paese che mi è più caro. E lui mi ha raccontato un aneddoto del regista Billy Wilder che, dopo la vittoria elettorale di Hitler nel 1933, emigrò dalla Germania negli Stati Uniti. In una intervista in cui gli fu chiesto se avesse nostalgia del suo Paese d’origine, disse che per superare la nostalgia aveva appeso in casa un ritratto di Hitler. Mi sa che prima o poi appenderò in casa un ritratto di Berlusconi. >>>
 
Non è più necessario appendere un quadro di Berlusconi come negli anni Trenta, in tempi moderni basta guardare ogni tanto il TG italiano con quel vomitevole figuro, onnipresente nonché ampiamente votato da 15 anni: l'ho appena fatto - guardare il TG - ed è pienamente sufficiente a raggiungere lo scopo.
postato da: Cinefilo alle ore 20:17 | link | commenti
categorie: opinioni
martedì, 24 marzo 2009

Nichi Vendola, oggi, alla radio, da ascoltare bene...

Nichi, 29 minuti ad ascoltarti, come non ascoltavo da tempo un politico: l'ultima volta senza sentire una sola parola sbagliata era stata qualche anno fa con Daniel Cohn Bendit, qui ad Amburgo. Mi hai ridato speranza, grazie!

Sentite anche voi, qui:

 Radio3: Faccia a faccia del 24.3.09

postato da: Cinefilo alle ore 22:09 | link | commenti (2)
categorie: opinioni
martedì, 10 marzo 2009

La differenza fra un Paese abbastanza serio e una repubblichetta delle banane

Germania: il deputato Jorg Tauss viene indagato per mesi per pedopornografia, con intercettazioni telematiche (gli leggono le mail) e incroci di tabulati telefonici. Senza chiedere l'autorizzazione al Parlamento, onde evitare di informarlo che era controllato. L'altro giorno, a fine indagine, i giudici han chiesto ex post al Bundestag il permesso di usare intercettazioni e tabulati, nonché di perquisire l'ufficio dell'onorevole. La polizia ha atteso davanti alla porta della stanza il voto dei deputati, che è giunto in tempo reale. Dopodiché è scattata la perquisizione. Se le prove a suo carico saranno confermate, Tauss verrà cacciato dal partito e dal Parlamento.

Italia: per la seconda volta, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato presieduta da Marco Follini ha rispedito al mittente la richiesta dei giudici di Milano di poter utilizzare le telefonate intercettate nell'estate del 2005 fra Giovanni Consorte e il senatore Pd Nicola Latorre sulla scalata illegale di Unipol a Bnl. Voto unanime: Pdl e Pd, Lega e Udc appassionatamente affratellati, a parte Luigi Ligotti dell'Idv. I giudici vogliono usare le telefonate per indagare Latorre per concorso nell'aggiotaggio di Consorte. Il Senato risponde picche, perché Latorre non è indagato. Ma la legge Boato prevede che le telefonate siano inutilizzabili, salvo autorizzazione del Senato. Senza la quale Latorre non potrà mai essere indagato. Intanto la gip che osò chiedere il permesso, Clementina Forleo, è stata cacciata da Milano. Latorre invece resta vicecapogruppo del Pd. Forza Pd. Anzi, Forza Italia. 

Marco Travaglio

postato da: Cinefilo alle ore 21:23 | link | commenti
categorie: opinioni
domenica, 08 marzo 2009

Intervista a Beppe Grillo

Dicono che Beppe Grillo sia un antipolitico, si sentono queste voci insistenti anche da sinistra. Bene, popolo di sinistra, della vera sinistra, guardatevi questi 10 minuti d'intervista a Beppe Grillo di SKY TG24 e poi magari leggetevi i temi seri, non solo la satira, che pubblica sul suo blog: 

postato da: Cinefilo alle ore 09:03 | link | commenti
categorie: opinioni
martedì, 10 febbraio 2009

Eluana: solo un pretesto. La terza repubblica di Berlusconi

Giro nuovamente un post lunghissimo, ma estremamente importante perché a mio parere ha carattere storico, essendo un'analisi lucidissima sul potere di Berlusconi e soci. È il Passaparola di Marco Travaglio uscito ieri. Mi chiedo che cosa si potrebbe ancora fare per fermare la catastrofe, per impedire questo scempio totale dell'Italia. Da qui, nella Germania dove risiedo, praticamente nulla. Forse l'unica cosa possibile è appunto fare da cassa di risonanza alle tesi sostenute da Marco Travaglio, che non fanno una piega, nella speranza che qualcuno, fosse anche uno solo, legga e rifletta:

Nemmeno oggi intendo parlare di questa ragazza che da 17 anni soffre in una condizione che nessuno può sapere se sia ancora di vita, se sia di vita apparente, morte apparente, vita vegetativa.
Sono tutte cose più grandi di noi, più grandi anche dei più grandi scienziati e non intendo minimamente mettere il dito in queste cose che dovrebbero essere lasciate alla coscienza anche se sono diventate un reality show.
Non voglio neanche nominarla, questa ragazza, perché credo sia già stata violentata troppo e continuerà ad esserlo fino all'ultimo istante.
Quando si sente dal presidente del Consiglio disquisire sulle sue mestruazioni e sulla sua possibilità di avere figli, credo si debba soltanto provare una incommensurabile vergogna, visto che il nostro presidente del Consiglio non conosce la vergogna, nemmeno l'espressione “vergogna”. Credo non sia mai arrossito anche perché, se lo facesse, il suo rossore sarebbe coperto da quintali di cerone.
Vorrei però parlare di quello che sta succedendo intorno al caso di questa ragazza, che invece di essere lasciata alle cure dei suoi familiari e dei medici - gli unici che possono decidere, solo i familiari conoscono a fondo una ragazza avendoci vissuto per molti anni insieme, possono sapere, intuire, prevedere le sue volontà, solo i medici possono conoscere esattamente le sue condizioni di salute – invece che essere lasciata a queste poche persone, che nell'intimità e con la prudenza, in punta di piedi, dovrebbero poter decidere, abbiamo trasformato tutto questo in una grande gazzarra, in una grande sceneggiata che sta facendo dell'Italia lo zimbello del mondo, ancora una volta.
Non è la prima volta, ma il fatto che diventiamo uno zimbello anche su questioni così drammatiche e delicate credo segni un punto di non ritorno.
Lo scudo umano

Dietro questa gazzarra, naturalmente, non c'è il tentativo di salvare una vita. Basta guardare l'espressione con cui il nostro capo del governo e i suoi sodali parlano di questo caso.
Si vede chiaramente dai loro occhi che non gliene importa assolutamente niente della vita di questa persona.
Usano questa persona, o quello che ne rimane, come scudo umano per i loro sporchi traffici, per i loro sporchi affari, per i loro sporchi tornaconti, tanto per cambiare.
Tutto, in questi quindici anni, è stato usato dal Cavaliere per il suo sporco tornaconto, qualunque cosa capitasse lo rivolgeva immediatamente ai suoi vantaggi e ai suoi affaracci privati.
Eluana è un pretesto – sì, l'ho detto, non lo dirò più – per fare affari, per sistemare pratiche, per moltiplicare l'immunità, per dare la spallata definitiva alla giustizia.
Infatti, non è affatto in discussione il salvataggio o meno di una vita che, iniziate le procedure, seguirà il suo corso.
Qui è in gioco un principio: che le sentenze definitive della magistratura si applicano senza che la politica possa metterci il becco.
E' un principio che è già stato più volte lesionato, in questi anni, ma se passasse l'idea che una sentenza definitiva della magistratura può essere modificata da un decreto, che il Capo dello Stato non firma, e poi da un disegno di legge approvato a tappe forzate da un Parlamento sequestrato dal governo, che gli fa fare quello che vuole anziché sottoporsi del Parlamento medesimo, io credo che finisce all'istante lo Stato di diritto, finisce all'istante la democrazia liberale basata sulla divisione dei poteri, finisce all'istante il nostro obbligo di obbedire alle leggi e alle sentenze.
In un Paese dove un governo o una maggioranza possono annullare una sentenza per legge o per decreto, ciascuno è libero di fare ciò che vuole visto che mai un privato cittadini potrà ottenere dal governo o dal Parlamento che venga annullata la sua, di sentenza, quando non gli piace.
Ed è proprio questo principio che Berlusconi ha voluto scardinare l'altro giorno approfittando del dramma di questa ragazza.
Lo spiega molto bene Carlo Federico Grosso questa mattina su La Stampa: non c'è nessuna corsa contro il tempo, battaglia fra chi vuole la vita e chi vuole la morte, nessuno scontro fra eutanasia e vita.
Qui c'è un vuoto di legge, colpa del Parlamento che non ha mai fatto la legge sul testamento biologico, del Vaticano che si è sempre opposto, dei servi di questo stato estero che si sono appecoronati, dei tremebondi laici che non hanno mai voluto arrivare allo “scontro”, cioè non hanno mai voluto che lo Stato liberale facesse quel che doveva fare nell'interesse di tutti i cittadini.

Non si può modificare una sentenza per legge

Quindi ci ritroviamo senza una legge che codifichi le ultime volontà di persone che stanno magari benissimo ma che decidono di far sapere come vogliono essere trattate in certe situazioni drammatiche.
In questo vuoto legislativo, ogni cittadino ha diritto di avere giustizia, di chiamare un giudice, di porgli un quesito e di avere una risposta del giudice, il quale decide non solo in base alla sua coscienza ma in base all'ordinamento, alla Costituzione, all'impalcatura giuridica del nostro Paese democratico.
I giudici hanno sentenziato, per fortuna si sono pronunciati in tanti, in primo grado, in appello, in cassazione.
Voi sapete che quando si arriva al terzo grado di giudizio sono coinvolti dai 15 ai 18 magistrati, di sedi, idee, età, funzioni diverse.
Alla fine c'è una sentenza definitiva della Cassazione. “La Cassazione – dice Carlo Federico Grosso – ha definitivamente riconosciuto alla ragazza o a chi per lei il diritto di staccare il sondino nasogastrico attraverso il quale si realizza il suo mantenimento artificiale in vita. Ebbene, di fronte a un diritto ormai definitivamente riconosciuto dall'autorità giudiziaria, davvero si può ritenere che una legge successiva sia di per sé in grado di cancellare il giudicato? Si badi che, curiosamente, lo stesso governo ha avuto i suoi dubbi: infatti, nella relazione che accompagnava il decreto – quello che poi è stato bocciato da Napolitano e che adesso viene riveduto e non corretto, ripresentato tale e quale come disegno di legge – il governo ha scritto che è vero che c'è stata una sentenza, in questo caso della Cassazione, ma questa data la particolare natura del provvedimento assunto, di mera volontaria giurisdizione, non avrebbe dato vita ad alcun accertamento di un diritto”.
“Così facendo – dice Grosso – lo stesso governo ha ammesso che se ci fosse stato il riconoscimento di un diritto, questo sarebbe ormai intangibile anche di fronte alla legge che eventualmente verrà fatta fra poche ore. Ma a differenza di quanto sostiene il governo, la Cassazione ha, in realtà, riconosciuto un vero e proprio diritto individuale a non essere più medicalmente assistiti contro la propria volontà, comunque manifestata, e dunque è lecito dubitare che il legislatore possa davvero interferire, ormai, con una legge su una situazione giuridica costituita. A maggior ragione, non potrebbero, d'altronde, essere considerati legittimi ulteriori interventi a livello amministrativo diretti ad ostacolare o impedire l'esercizio di quel diritto.”
Tutte queste ispezioni, questa vergogna di ispettori mandati da questo ministro, Sacconi, il marito della presidente della Farmindustria, che si aggirano intimidendo già soltanto con la loro presenza, anche involontariamente, chi deve delicatissimamente decidere, in queste ore, quello che si deve fare.
“Lo impone, ancora una volta, la salvaguardia del principio costituzionale della divisione dei poteri”.
Tutto questo cosa vuol dire? Che la legge che viene portata al Parlamento potrebbe valere per il futuro, ma è assurdo che una legge fatta dopo possa cancellare un diritto acquisito prima. Invece, è proprio quello che stanno cercando di fare: stabilire che in attesa dell'approvazione di una legge organica che disciplini questa materia, intanto l'alimentazione e l'idratazione non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi.
Praticamente, trasformano in delinquenti i familiari e i medici che stanno applicando la sentenza della Cassazione.
La legge dice: “state attenti, perché se rispettate la sentenza della Cassazione siete dei delinquenti perché io vi dico, dopo, che se fate quello che è stato stabilito dalla Cassazione prima violate la legge che io sto facendo dopo”.
Vi rendete conto dell'abominio che stanno facendo? Indipendentemente che ciò avvenga per decreto o per disegno di legge. E' incredibile.
Infatti, chiede Grosso: “E se la persona interessata, quando era ancora consapevole, avesse manifestato la sua contrarietà a trattamenti medici diretti a tenerla artificialmente in vita? Costituisce principio di diritto pacifico, riconosciuto da numerose sentenze della Cassazione, che nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la sua volontà.”
Lo stabilisce, ancora una volta, la Cassazione: ci sono confessioni religiose che rifiutano le trasfusioni, i trapianti. Può dispiacere o piacere, ma sono tutte cose non naturali che una volta non c'erano.
Esattamente come i sondini, l'idratazione artificiale, l'alimentazione artificiale: sono conquiste recenti della tecnica, che servono a tenere in vita chi si spera che ritroverà le sue funzioni, ma che non possono essere imposte a chi non le vuole, proprio perché sono tutte tecniche artificiali frutto della tecnologia recente.
Per dirla chiaramente: qualche decennio fa questa ragazza della quale stiamo parlando sarebbe già morta da tempo, perché non ci sarebbero stati gli strumenti per tenerla artificialmente in vita per tutto questo tempo.
Dopodiché sta alla famiglia e alle sue ultime volontà decidere se sottoporsi a queste tecniche invasive oppure no. Ci sono famiglie eroiche che accudiscono persone in quelle condizioni anche per decenni, è successo per l'ex ministro Andreatta che si era ridotto a una specie di corpicino minuscolo, così veniva descritto negli ultimi tempi, e che la famiglia ha deciso di tenere attaccato alle macchine fino a quando non fosse tutto finito.
Altri, evidentemente, possono lasciar detto che certe tecniche artificiali non le vogliono.
“Ma allora – dice Grosso – lo stesso contenuto del disegno di legge è fortemente sospetto di illegittimità perché imporrebbe un trattamento di mantenimento artificiale in vita anche a chi avesse dichiarato – magari per iscritto, davanti al notaio: non c'è ancora il testamento biologico ma ciascuno lo può fare per conto suo – di rifiutare queste tecniche”.
Questo è quello che sta succedendo. Voi vedete che non c'entra niente con quello che viene spacciato per il tentativo di salvare una vita, con tutte queste brave persone, magari anche in buona fede, che vanno con gli striscioni fuori dalla clinica.

Berlusconi è ontologicamente incostituzionale

Qui stiamo parlando di un governo che, ancora una volta, sta approfittando di un caso drammatico – non so cosa esista di più drammatico di questo caso – per farsi gli affaracci suoi, cioè per stabilire che il governo comanda sopra la giustizia, che non esiste più un confine, un tracciato, un limite dove il governo si deve fermare perché entra la legge, la giustizia.
Il governo, se non gli piacciono le sentenze, le può cancellare. Di più: Berlusconi ha detto che “se questo verrà ritenuto incostituzionale, cambiamo la Costituzione”.
E questo ci fa pensare a una cosa: che ormai la questione non è più che Berlusconi fa cose incostituzionali, è Berlusconi lui che è incostituzionale, ontologicamente.
Il suo DNA è totalmente incostituzionale. Bisognerebbe prenderne atto perché oltretutto lui non si è mai nascosto ai nostri occhi, lui ci ha sempre fatto sapere come la pensa, ci ha sempre detto come vuole agire.
La famosa frase “La Costituzione italiana è di stampo sovietico” non l'ha pronunciata l'altro giorno per la prima volta, ma il 12 aprile 2003 al Lingotto di Torino, e come al solito giornali e telegiornali fecero finta di non capire, di non vedere, la trattarono come una battuta: “che simpatico, la Costituzione è sovietica...”.
No, non è simpatico: lui pensa veramente che la Costituzione, costituita sulla divisione dei poteri e quindi la massima espressione della cultura liberale che si sia mai vista in Italia, sia sovietica, comunista, perché la divisione dei poteri impone dei paletti, dei limiti al potere del Premier ed essendo lui totalmente incostituzionale e antidemocratico, autoritario, totalitario, plebiscitario e sudamericano come tutti i caudillos della sua fatta, lui non sopporta l'esistenza di limiti.
Ecco perché ogni volta che trova un limite grida al comunismo - senza rendersi conto di essere lui il vero comunista perché gli unici regimi dove il potere del governo era smisurato e andava a occupare tutto, dalla giustizia, alla economia, ai media, era proprio quello sovietico – continua, ogni giorno a dare spallate a ogni potere di controllo terzo che esista.
Quindi “La Costituzione è sovietica” è una sua vecchia fissazione che denota chiaramente una pulsione autoritaria e totalitaria. La cosa curiosa è che fino alla settimana scorsa a dire queste cose c'era solo Di Pietro, e tutti gli dicevano “vergogna, non si dice così, come fai ad accostare Berlusconi al fascismo o al nazismo?”, dopodiché ieri Scalfari ha ricordato che questa situazione rammenta pericolosamente la svolta autoritaria di Mussolini del 3 gennaio 1925, dopo il delitto Matteotti, quando appunto si passò da una formalità democratica a una ufficialità autoritaria.
Ed è proprio questo il punto: il fatto che il Premier vuole scriversi le sentenze lui e vuole cambiare le sentenze che non gli piacciono.

Il precedente di Berlusconi che nessuno ricorda

Domanda: è una novità degli ultimi giorni, questa? No, c'è un precedente e nessuno lo ricorda.
Nel 2002 la Corte Costituzionale, più della Cassazione se così possiamo dire, ribadì per la seconda volta, dopo averlo già detto nel 1994, che i privati non possono avere più di due reti televisive generaliste sull'analogico terrestre, cioè sul telecomando normale che uno sintonizza accendendo la televisione, e che quindi Rete4 era eccedente rispetto alle reti Mediaset, e che quindi Mediaset la doveva vendere o mandare sul satellite.
Già nel 1994 si era detto questo, ma nel 1994 la Corte sperava che i governi avrebbero eseguito quella sentenza senza batter ciglio.
Invece, i governi di destra e di sinistra succedutisi da allora se ne infischiarono e la Corte nel 2002 tornò a fissare quella imposizione, mettendo anche un termine ultimo entro il quale si sarebbe dovuto rispettare tutto ciò. Mise come ultimatum il 31 dicembre 2003: se entro quella data Rete4 non fosse passata sul satellite liberando le frequenze sull'analogico terrestre, quelle che dovrebbero andare a Europa7 di Francesco Di Stefano, sarebbe stata spenta. Il segnale analogico di Rete4 sarebbe stato spento e Berlusconi avrebbe perso all'istante tutti i soldi della pubblicità incassata da parte degli inserzionisti che, ovviamente, la pubblicità su Rete4 la fanno perché sanno che la vedono tutti.
Se sapessero che la vedono solo quelli che hanno il satellite evidentemente o non la farebbero o la pagherebbero molto meno, perché quelli che vedono il satellite sono pochi rispetto a quelli che vedono l'analogico.
A quel punto, il governo Berlusconi II varò la legge Gasparri, che con un papocchio che non sto qui a ricordare – si basava sulla bufala del digitale terrestre di cui Grillo ci ha raccontato di tutto e di più con largo anticipo – sosteneva che, essendoci ormai il digitale alle porte che avrebbe moltiplicato i canali, che i media ormai erano talmente tanti da rendere quasi marginale la televisione analogica, quelle piccole tre reti di Berlusconi non facevano più problema perché erano una goccia nel mare.
La legge era totalmente incostituzionale, Ciampi non la firmò. Era il 15 dicembre del 2003, mancavano 15 giorni alla scadenza ultima.
A questo punto, il governo Berlusconi con la firma di Berlusconi proprietario di Rete4, varò un decreto legge che prorogava il termine per Rete4 sine die, in attesa che venisse varata la legge Gasparri bis che un po' impapocchiata e modificata rispetto a quella prima, comunque sarebbe passata perché Ciampi difficilmente avrebbe osato bocciarla la seconda volta, anche se avrebbe potuto farlo in quanto era stata cambiata e quindi non era più la stessa.
Così, a Natale 2003, Berlusconi firmò un decreto che salvava la televisione di Berlusconi, neutralizzando una sentenza della Corte Costituzionale.
Si può immaginare qualcosa di più incostituzionale? Un decreto che neutralizza una sentenza della Corte Costituzionale, firmato dallo stesso beneficiario del decreto.
Apoteosi. Ciampi la firmò, il decreto entrò in vigore e così il 31 dicembre Rete4 continuò felicemente a trasmettere e così nei mesi successivi, fino ad Aprile 2004 quando la legge Gasparri 2, di nuovo firmata da Ciampi, cancellò definitivamente gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale, consentendo l'ennesima fase transitoria illimitata a Rete4, in attesa del messia, cioè del digitale terrestre, che era previsto nel 2006 e non l'abbiamo ancora in vigore oggi. Per fortuna perché, come si è visto in Sardegna, non funziona, era una truffa.
Questo c'è, come precedente. Già è successo che una sentenza definitiva della Corte Costituzionale sia stata neutralizzata, così come è stata neutralizzata quella della Corte Europea di Lussemburgo che aveva stabilito, un'altra volta, il buon diritto di Europa7 ad avere frequenze e il buon diritto dello Stato italiano a liberare il mercato delle frequenze dalla presenza, sull'analogico, di Rete4.
Non è da oggi che Berlusconi annulla le sentenze sgradite. A furia di farlo, e a furia di non trovare ostacoli – adesso ha trovato il Quirinale – vedremo se il Quirinale firmerà o meno il disegno di legge.

Niente applausi al Capo dello Stato

Abbiamo letto quello che dice Carlo Federico Grosso, che il disegno di legge è esattamente incostituzionale come il decreto.
Il decreto non era incostituzionale in quanto era un decreto, ma perché nel decreto si stabiliva che si annullava una sentenza della Cassazione. Se anche il disegno di legge annulla la sentenza della Cassazione è evidente che è incostituzionale anche il disegno di legge e che quindi quando verrà portato alla firma del Capo dello Stato, se c'è una logica giuridica, dovrà essere bocciato anche il disegno di legge.
Vedremo. Perché dico vedremo? Perché in questi giorni vedo appelli a favore del Capo dello Stato, applausi, manifestazioni di solidarietà al Capo dello Stato. Per carità, meno male: per una volta che non firma un qualcosa, ci mancherebbe altro che mettessimo il lutto.
Ma a me questa situazione ricorda un po' quando andavo a scuola, tornavo a casa con un bel voto e chiedevo un regalo ai miei genitori. E loro mi rispondevano: “ma quale regalo? Hai fatto appena il tuo dovere”.
Adesso che noi ci dobbiamo mettere ad applaudire, a ringraziare, a sbavare dietro il Capo dello Stato perché per una volta ha fatto il suo dovere di bocciare una legge incostituzionale, mi sembra eccessivo.
Sì, siamo contenti ma è niente altro che il suo dovere, quindi piano con gli entusiasmi.
Anche perché io ho un sospetto, e ve lo dico in chiusura.
Ve lo dico dopo avervi segnalato che è uscita la terza puntata dei nostri appuntamenti, il terzo DVD. Lo riconoscete perché ha un color rosa pompelmo. Si chiama Mafiocrazia e raccoglie i nove Passaparola dell'ultima parte dell'anno scorso e della prima di quest'anno. Si va dalla “P2 viva e lotta insieme a noi”, fino al caso di Salerno e di Catanzaro.
Trovate tutto raccolto insieme agli altri due. Le istruzioni le trovate sul blog di Beppe o su voglioscendere.
Chiusa la parentesi spot, ma se non ci autofinanziamo e se non ci diamo una mano non possiamo andare avanti con questi appuntamenti.

Armi di distrazione di massa

Il mio sospetto è questo: esaminiamo la situazione che c'era giovedì, alla vigilia del decreto.
Nei sondaggi la maggioranza degli italiani era dalla parte del padre di questa ragazza.
Berlusconi i sondaggi li conosce, li guarda, per cui di fronte alle pressioni vaticane e alle pressioni di alcuni membri del suo governo, non tutti – aveva il governo diviso su questo – era molto prudente e infatti non aveva voluto agire.
Poi sono arrivate delle telefonate da oltretevere, sapete che ormai il Vaticano si impiccia perfino delle nomine Rai: abbiamo dovuto leggere che Gianni Letta ha rassicurato il Vaticano sulle nomine Rai, siamo a questo punto.
Le pressioni aumentavano e allora il Cavaliere ha fatto una mossa, dal suo punto di vista, geniale all'insegna della botte piena e della moglie ubriaca.
Cos'ha fatto? Un decreto talmente incostituzionale da essere sicuro che stavolta il capo dello Stato non lo avrebbe firmato.
Il Capo dello Stato glielo ha pure fatto sapere prima, cosa che di solito non si userebbe, bisognerebbe aspettare il decreto e poi fulminarlo, in un Paese ordinato.
Da noi c'è sempre questo pappa e ciccia, questo inciucio, questo “non mandarmelo che non te lo firmo, così non ti faccio fare brutta figura”. C'è sempre questo tentativo ipocrita, tartufesco. Siamo il Paese di Tartufo. Di salvare la faccia, le apparenze, di lavare i panni al chiuso.
Lui lo manda lo stesso, tanto sa che il decreto non andrà in vigore, tanto sa che di fatto quel decreto non produrrà risultati. Quindi lui riuscirà ad accontentare sia quella parte di italiani che stanno col papà della ragazza, sia quella parte di italiani che stanno dalla parte del Vaticano.
100% di consensi: ai filovaticani dirà “ci ho provato, ma me l'hanno impedito”, a quegli altri dirà “tanto non è successo niente, perché le cose sono andate avanti così com'erano”.
In più, quando lui suscita un grande caso clamoroso, che occupa per giorni e giorni i telegiornali e i giornali, dovremmo essere ormai abituati ad andare a vedere cosa c'è dietro.
Cosa sta preparando in segreto mentre ci fa vedere il pupazzetto in pubblico? Questa è la sua tecnica: armi di distrazione di massa per nascondere qualcosa.
Cosa nasconde questa volta? Non lo nasconde nemmeno poi troppo: la legge sulle intercettazioni e della nuova riforma della giustizia, di Alfano, di cui probabilmente parleremo la prossima settimana, se non succedono cose più importanti ancora, perché è inaudita, qualcosa di allucinante.
Pensate soltanto che il pubblico ministero si chiamerà “avvocato dell'accusa”. Cioè, invece di avere un organo di garanzia che fa le indagini a nostra tutela per scoprire se siamo innocenti o colpevoli, avremo uno che avrà il compito di accusarci anche se non c'entriamo niente.
Sarà uno pagato a cottimo sulle condanne. Pensate all'abominio di quello che stanno facendo.
Chiudo la parentesi per dire che stanno preparando porcate che naturalmente starebbero sulle prime pagine dei giornali, se non fossero già occupate dalle cronache sanitarie, di questi poveri miei colleghi spero costretti a fare la telecronaca diretta di un caso come quello.
Ecco quindi che lui riesce a mettere insieme tutto: il principio autoritario ufficiale “comando io anche sulla magistratura, sulla Costituzione; se la magistratura o la Costituzione non mi fanno fare quello che voglio io, non ho sbagliato io ma sono sbagliate loro e quindi le riformiamo a mia immagine e somiglianza”. Questo è il messaggio.
Secondo: “io annullo le sentenze per legge”, quindi un domani quando ci sarà una sentenza su Mills o su di lui quando si riuscirà a processarlo per qualcosa e per qualche suo amico, lui fa un decreto e annulla la sentenza.
Quando dovesse essere condannato a pagare un risarcimento per aver fregato la Mondadori al suo legittimo proprietario, tramite una sentenza comprata da Previti, potrebbe benissimo fare un decreto per dire “Berlusconi non deve niente al legittimo proprietario della Mondadori”. Perché no?
Terzo, condizionare pesantemente il Capo dello Stato: fin'ora non aveva mai rimandato indietro nessuna legge, se gli mandavano subito quella sulle intercettazioni e sulla giustizia è molto probabile che queste non le avrebbe firmate.
Adesso però tutto è cambiato, perché ha già detto di no al decreto contra Eluanam, quindi il suo bonus se l'è già speso e per un po' di tempo dovrà stare buono, anche perché tutti i giornali stanno invitano Napolitano non ad andare avanti e a fermare questo eversore annidato a Palazzo Chigi, ma a mettersi d'accordo: “fate la pace”, “metteteci una pietra sopra”, “basta con lo scontro”, “abbassare i toni”.
Quindi, è ovvio che l'unico modo per fare la pace con Berlusconi è quello dargliela vinta: una settimana fa Berlusconi difendeva Napolitano dai non attacchi di Piazza Farnese, questa settimana ha detto che Napolitano è l'espressione della cultura della morte, che vuole l'eutanasia.
Mi domando: se hanno denunciato Di Pietro per quello che non ha detto in Piazza Farnese, cosa dovrebbero fare le camere Penali di fronte al fatto che si accusa praticamente il Capo dello Stato di essere un omicida.
Ma il Capo dello Stato sa che se vuole fare la pace con questo signore deve fargli passare le leggi che gli interessano, nelle quali, lo spiegheremo la prossima volta, c'è anche un codicillo che lo salva dalle conseguenze di una eventuale condanna dell'avvocato Mills.
Passate parola.

Marco Travaglio

postato da: Cinefilo alle ore 09:40 | link | commenti
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sabato, 07 febbraio 2009

Sbarramento al 4% - Risposta al circolo "Karl Marx" di Londra

Le agenzie di stampa hanno pubblicato una lettera in cui il circolo di Rifondazione comunista "Karl Marx" di Londra chiede ai tre candidati segretari del PD locale (di eminente importanza?!) di prendere posizione sulla proposta governativa dello sbarramento del 4% per le elezioni europee. Personalmente sono assai lontano dalle posizioni del PD, sono anch'io di infima importanza, ma vorrei esprimere lo stesso un'opinione.

Innanzitutto mi sarebbe parso più che mai opportuno aggregare, anziché dividere, per quanto riguarda Rifondazione e tutta la sinistra restante. Invece all'interno di Rifondazione (e di altri partiti minori) si preferisce coltivare il proprio orticello, salvare "la vera identità comunista", far sventolare le bandiere rosse con falce e martello, continuare chiamarsi circolo "Karl Marx". Chissà per fare che cosa. La rivoluzione proletaria in quattro gatti? Auguri!

A mio parere l'Unione europea dovrebbe stabilire una legge elettorale valida per tutti i Paesi che la compongono. Si è riusciti a fare una moneta unica e non si fa una legge per il Parlamento europeo? Che ogni Paese faccia ciò che gli pare mi sembra un'assurdità.

In Germania vi è uno sbarramento del 5% che corrisponde a quello delle elezioni politiche, con sistema proporzionale. Mi sembra decisamente eccessivo, per le europee, perché qui decade il fattore governabilità mentre assume maggiore importanza la rappresentatività. Ciò nonostante i due (essendo gli unici!!) partiti a sinistra della SPD, Verdi e DIE LINKE, non avranno il minimo problema a superare questo sbarramento alle prossime elezioni, come non l'hanno avuto alle politiche e alle ultime amministrative. Credo peraltro che uno sbarramento del 3%, valido per tutti i Paesi europei, possa essere un buon compromesso per la rappresentatività dei partiti minori. L'utilità di sventolare bandiere e slogan ottocenteschi nel Parlamento europeo è infatti assai dubbia. E nessuno vieta di sventolarli fuori dal Parlamento europeo, perlomeno finché non si ha la forza di superare appunto il 3% a livello nazionale.

Comunque vadano le cose in Italia, con un PD sempre più d'accordo con Berlusconi e soci, mi auguro che la Sinistra italiana che non coltiva orticelli sappia aggregarsi in un unico soggetto sia per le Europee sia per le prossime elezioni politiche e amministrative: un soggetto pluralista ma efficiente, intelligente, con peso politico e numerico, con propositi concreti e senza folclore d'altri tempi.

postato da: Cinefilo alle ore 10:34 | link | commenti
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Fascismo in Italia? Peggio!

Qualcuno dice che il governo, con i suoi ultimi atti esecutivi, starebbe toccando il fondo. Non credo, ne vedremo di sempre peggio. L'Italia a mio parere vive un periodo addirittura peggiore del fascismo: una "parvenza" di democrazia, ma in realtà il controllo completo di tutta la società da parte di una persona sola, senza controlli, con media e magistratura imbavagliati. Oggi non è nemmeno necessario sopprimere l'opposizione (inesistente), mettere in galera chi è contro. E l'Europa non dice pressoché nulla, non controlla, non sanziona. Si sa, l'Italia è un "importante" Paese fondatore e "pagante" della UE, non si può agire come contro l'Austria di Haider e soci.
postato da: Cinefilo alle ore 09:44 | link | commenti
categorie: opinioni
venerdì, 06 febbraio 2009

Rifiuti - Per una gestione ottimale

Dal blog di Beppe Grillo:

C'è una grande confusione sui termini consumo e sviluppo. Molti pensano che siano la stessa cosa. Lo psiconano per esempio. Per uscire dalla crisi si è trasformato in piazzista di elettrodomestici e di auto Fiat. Per chiarirmi le idee ho consultato il dizionario:
- Consumare: far diminuire o logorare con l'uso; esaurire; terminare
- Sviluppare: far crescere, potenziare
Il nostro futuro è lo sviluppo senza consumo. Va cambiato il modello di società o non ci sarà più una società. Il riciclo è una risorsa economica, il risparmio è una risorsa economica. Il pianeta in cui viviamo si rigenera continuamente. Il Comune a Cinque Stelle è un Comune del Pianeta. Un bene che dobbiamo trasmettere ai nostri figli.

L'incontro nazionale delle Liste dei Comuni a Cinque Stelle si terrà a Firenze, al Saschall Teatro, domenica 8 marzo 2009.
Le Cinque Stelle corrispondono a cinque aree specifiche: Acqua, Energia, Sviluppo, Ambiente e Trasporti. Oggi pubblico un post sullo SVILUPPO. Inviate le vostre considerazioni nei commenti.

"PREMESSA PER RIFIUTI ZERO:
Per comprendere il concetto di Rifiuti Zero, attuato dallo Stato della California e che fa parte delle strategie d’azione descritte sul blog di Barack Obama è necessario partire da questi concetti:
a) tutto ciò che non è riutilizzabile, riciclabile e compostabile è un errore e deve essere sostituito nel ciclo produttivo attraverso una strategia che vede istituzioni-imprese-università collaborare da qui ai prossimi 15 anni
b) Il rapporto di posti di lavoro creati dall’industria del riciclo rispetto a quella d’incenerimento-discariche è di 15 a 1. Ogni 15 posti di lavoro per il riciclo se ne crea uno solo per discariche ed inceneritori (fonte Conai)
c) L’incenerimento, privato di sussidi pubblici (tasse dei cittadini) non si sostiene da solo dal punto di vista economico e risulta essere è il metodo piu’ costoso di smaltimento (fonte Wall Street Journal) e studio “Light myfire”.
d) come provato da studi comparati la raccolta porta a porta rispetto a quella stradale con cassonetti permette oltre a maggiori percentuali di raccolta differenziata con migliore qualità anche un maggior risparmio recupero-energetico di materiali che altrimenti andrebbero gettati-bruciati e/o di nuovo prodotti nei cicli produttivi (fonte studio Tea-Mantova)
e) I danni economici da inceneritori variano da 4 a 21 euro a tonnellata smaltita, quelli delle discariche da 10 euro a 13 euro per tonnellata smaltita (fonte studio: “Environmental impacts and costs of solid waste: a comparison of landfill and incineration” 2008-Ecole des Mines-Parigi )

RIFIUTI ZERO NEI COMUNI A CINQUE STELLE
Di seguito i passi da seguire per attuare una politica di rifiuri zero nel proprio Comune:
- piani di riduzione rifiuti, come il progetto europeo "Meno 100kg pro capite" con prodotti alla spina, dematerializzazione, pannolini lavabili, acqua del rubinetto,compostaggio domestico, etc.
- accordi con imprese e grande distribuzione per creare sistemi di vuoto a rendere. Fare pressione sui livelli istituzionali superiori affinché si tassi il doppio-triplo imballaggio
- Aprire “Negozi del riciclo” in ogni Comune dove i cittadini possono consegnare e vendere bottiglie di plastica e vetro, lattine, carta ricevendo in cambio bonus denaro. Il valore educativo di questi negozi è fondamentale per far capire che nulla va sprecato
- per famiglie ed imprese, passare alla raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale tramite microchip (più ricicli meno paghi). Il porta a porta oltre a permettere di arrivare ad elevate percentuali di raccolta differenziata in pochi mesi (dal 65% all’85%) ha come pregio di spingere ad una riduzione dei rifiuti (cifra variabile tra il -10% e -20% di rifiuti prodotti)
- raccolta differenziata in tutte le scuole (classe per classe) come approvato a Treviso su idea del consigliere comunale David Borrelli (Grillitreviso) , Università, centri sportivi, cinema, parrocchie, luoghi di lavoro in modo da educare il cittadino in ogni aspetto della vita quotidiana
- realizzazione di isole ecologiche per rifiuti ingombranti e speciali/industriali. Una per quartiere/zona industriale e possibilmente una per Comune nei Comuni tra i 10.000 e 20.000 abitanti. Isole ecologiche di intercomunali per i piccoli Comuni
- costruzione impianti di digestione anaerobica e compostaggio con produzione di biogas-metano. I rifiuti organici e reflui agricoli prima di diventare fertilizzante naturale per i campi contribuiscono al recupero energetico producendo biogas-metano che può essere utilizzato anche per il trasporto pubblico locale (modello Linkoping, Svezia)
- costruzione di moderni centri riciclo modello “Vedelago” dove anche gli scarti residui non riciclabili (in primis quelli plastici-cartacei) appositamente selezionati sia meccanicamente che manualmente possono essere poi trattati tramite “estrusione” e trasformati in composti per l’industria del riciclo plastico o sabbie sintetiche per l’edilizia (evitando scavi in cave)
- costruzione di impianti di trattamento meccanico-biologico per la parte residua con bioessicazione della parte organica e loro integrazione con i centri riciclo modello “Vedelago”. Questi impianti possono costare il 75% in meno di un inceneritore e non inficiano la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti. Alcuni modelli di TMB (come l’israeliano Bioarrow) permettono anche la creazione di biogas con la parte degli scarti organici non intercettati dalla raccolta differenziata
-creazione di un apposito Centro Studi (uno per provincia) in collegamento con le imprese locali e le università (con creazione di corsi di eco-design) per studiare quanto selezionato e non ancora riciclato in modo che nei cicli produttivi delle aziende vengano gradualmente sostituiti tutti i materiali e oggetti non riutlizzabili, riciclabili o comportabili
- per i rifiuti industriali piu’ problematici e che non possono essere trattati diversamente a “freddo”, prendere in considerazione le tecniche di oxy-combustione senza fiamma- recuperare plastica, vetro,alluminio dalle vecchie discariche chiuse (landfill mining)
- chiusura entro i prossimi 15 anni di tutte le discariche ed inceneritori"

A cura di Matteo Incerti e di Marco Boschini

postato da: Cinefilo alle ore 11:41 | link | commenti
categorie: opinioni
mercoledì, 07 gennaio 2009

Bettino Craxi e la mistificazione della storia d'Italia degli ultimi anni

È il post più lungo di questo blog: vorrei che rimanesse scolpito nelle Rete, in memoria, per i prossimi duecento anni, per i ragazzi che studieranno la storia d'Italia. Leggete tutto, abbiate il coraggio di leggere attentamente fino in fondo, senza farvi distrarre da qualche televisione o video o pubblicità, da qualcuno che racconta fumo o balle. Leggete e meditate, ricordate e passate parola! Marco Travaglio, il 5 gennaio:

"Chi di noi ha avuto la sfortuna di essere sintonizzato su Canale 5 domenica a mezza sera, avrà notato uno spettacolino degno della Korea di Kim Il Sung, una specie di monumento equestre in versione televisiva a Bettino Craxi, nel nono anniversario della sua scomparsa.
Un filmino messo insieme da alcuni suoi ex famigli e ovviamente trasmesso in pompa magna, è il caso di dirlo, da Mediaset.
E' chiara la devozione di Mediaset al suo santo protettore: senza Craxi, Berlusconi non sarebbe dov'è, Mediaset non sarebbe lì visto che è sopravvissuta alle varie violazioni di legge che prima Fininvest e poi Mediaset hanno perpetrato in barba alle normative nazionali, europee, alla Corte Costituzionale, eccetera.
Grazie al padrinaggio di Craxi e poi al padrinaggio dello stesso Berlusconi che poi è andato in politica a sostituirlo.
Si comprende la ragione per cui Mediaset e Fininvest e il mondo Berlusconiano sono così affezionati allo scomparso leader pregiudicato e latitante.
La cosa interessante è che probabilmente nemmeno Mediaset si era mai ridotta così male, si era mai abbassata e umiliata a tal punto, nella sua campagna revisionista e negazionista di quello che è avvenuto nella storia italiana negli ultimi quindici-vent'anni.
Si provava imbarazzo persino per Mediaset, ieri sera, nel vedere scorrere quella specie di vita dei Santi, quella specie di agiografia di Santa Maria Goretti con gli occhiali e il garofano.
Purtroppo, molti di quelli che hanno visto quella cosa, spero pochi grazie alle vacanze, erano persone che hanno dimenticato, altri sono persone che non hanno mai saputo, altri sono persone che non c'erano perché sono giovani e quindi non hanno gli strumenti per verificare.
Forse è il caso di mettere qualche puntino sugli “i” per evitare gli effetti collaterali di queste vere e proprie armi di distruzione di massa intellettuale e cerebrale e della memoria collettiva, onde evitare che poi queste radiazioni si propaghino per anni.
Meglio fermarle, meglio immunizzarsi.
Intanto era chiaro a tutti che se fosse vero quello che è stato raccontato non si capirebbe per quale motivo questo signore è dovuto scappare dall'Italia in fretta e furia, per sfuggire a varie sentenze di condanna e a un destino di galera, visto che Craxi era stato condannato a dieci anni di galera.
Voi sapete com'è difficile in Italia riuscire a condannare un potente, non dico a dieci anni ma a dieci minuti di galera.
Lui era riuscito a totalizzare dieci anni e, se non fosse morto prematuramente, ne avrebbe totalizzati altri perché c'erano tanti altri processi per tangenti che avevano già superato la prima fase e probabilmente Craxi se la sarebbe cavata con una ventina d'anni di galera, visto quel poco che si era scoperto rispetto a quello che aveva fatto.
Soprattutto, non si capirebbe per quale motivo questo statista di fama mondiale, nei periodi di massimo fulgore, riuscisse a ottenere il 14 e qualcosa percento dei voti.
All'epoca si votava col proporzionale. Il miglior Craxi ha ottenuto meno voti del peggior Fini, perché voi vi rendiate conto di quanto poco gli italiani si fossero accorti di questo tesoro che avevano in casa, incompreso.

Il tesoro di Craxi

In compenso il tesoro ce l'aveva Craxi che in Svizzera era tenutario di due conti, il conto Constellation finanzier e il conto Northen Holding, che gli gestiva un suo compagno di scuola, Giorgio Tradati, fiduciariamente – un prestanome – sui quali accumulava i soldi delle tangenti che le più grandi imprese italiane gli pagavano.
Dalla Fiat, all'Olivetti, alla Fininvest, il gruppo Ligresti, il gruppo Torno... vari grandi costruttori, piccoli e medi.
Soldi suoi, non soldi del partito. Poi c'erano anche le tangenti per il partito che venivano gestite su altri conti, sempre in Svizzera, da un altro gestore che era il tesoriere del partito, l'On. Vincenzo Balzamo.
Sui soldi personali di Craxi andò poi a spazzolare tutto un barista di Portofino che Craxi designò al posto di Tradati, quando nel 1993 temeva che Di Pietro e il pool di Milano gli sequestrassero la roba sua.
Cioè era roba nostra però se ne era appropriato lui.
Raggio fu mandato in Svizzera: era il fidanzato della contessa Vacca Agusta , una vecchia amica di Craxi che abitava a Portofino, spazzolò i conti, portò via cinquanta miliardi di lire che Craxi teneva in quel momento e scappò in Messico, dove rimase latitante per un paio d'anni.
Una volta preso confessò e fece la lista della spesa, dimostrando che Craxi quei soldi non li usava per il partito ma per se, e infatti i giudici poi hanno ricostruito questa lista della spesa.
Una lista che fa un po' spavento se uno pensa alla fama che hanno costruito intorno a questo presunto statista, che in realtà era un comune ladro, se “ladro” ha ancora il senso che gli abbiamo dato nei vocabolari: persona che si appropria di denaro altrui.
Si era comprato appartamenti a Barcellona, New York, La Tuille, Milano, Madonna di Campiglio.
Si era comprato un aereo privato del valore di un milione e mezzo di dollari, aveva regalato alla sua amica – la possiamo chiamare così – Ania Pieroni una televisione. Non un televisore, proprio una stazione televisiva, Roma CineTV, che pagava a botte di cento milioni al mese.
Non bastando, le pagava anche la servitù, l'autista, la colf e le acquistò – sempre a questa ragazza dalle doti spettacolari – un hotel, l'hotel Ivanhoe, a Roma e un appartamento.
Poi, naturalmente, c'erano gli affetti familiari: il fratello Antonio era un signore, dev'essere anche simpatico, che si era invaghito del guru Sai Baba, quindi pascolava per le indie al seguito del Sai Baba.
Era piuttosto squattrinato e una Craxi, coi soldi nostri, gli comprò una villa e un'altra volta gli prestò 500 milioni di lire che non rivide mai più, tanto non erano suoi.
C'era la cognata che si occupava di queste vicende, mi pare che si chiami Silvy.
Poi c'era il figlio Bobo, che a Milano in quel periodo sentiva un'aria poco favorevole, e gli affittò un bel villino a Saint Tropez perché andasse anche lui esule a svernare lontano da occhi indiscreti e malevoli.
Queste ed altre sono le destinazioni di quei soldi, ma ieri sera la parola “tangenti” non è mai risuonata in tutta l'ora del cosiddetto documentario perché si parlava d'altro.

Craxi, lo Statista che fece la Storia.

Voi avete visto, a Craxi sono stati attribuiti tutti i grandi avvenimenti dell'ultimo secolo, mancava soltanto, per motivi anagrafici, che gli attribuissero anche la vittoria nella prima Guerra Mondiale alla battaglia di Vittorio Veneto o alla guerra di Crimea ai tempi del Risorgimento, o un ruolo decisivo nel Congresso di Vienna.
Ma solo perché non era nato, altrimenti l'avremmo visto spuntare anche al Congresso di Vienna con un bel parrucchino.
In compenso gli hanno attribuito la caduta di Pinochet, il ritorno della democrazia in Cile; la Primavera di Praga; la battaglia dell'Occidente contro i missili dell'Unione Sovietica.
Se l'Unione Sovietica ha dovuto disarmare e poi è tracollata è stato merito di Craxi.
Gli hanno attribuito meriti clamorosi nella vittoria di Solidarnosc in Polonia, gli hanno attribuito addirittura la paternità di Blair.
Blair sarebbe un figlioccio di Craxi: Blair non lo sa ma è un figlioccio di Craxi.
Gli hanno attribuito la caduta del Muro di Berlino, trionfi in tutto il mondo e su tutto l'Orbe Terracqueo.
Addirittura, a un certo punto, si è sentito che Craxi sarebbe il padre dell'Europa.
Noi credevamo che fossero De Gasperi, Shuman e Adenauer: no, l'Europa che ci piace come la conosciamo ora nasce a Milano negli anni Ottanta, per merito di Craxi.
Questo abbiamo sentito dire ieri sera: Craxi che lotta contro i militari sudamericani, Craxi anticomunista perché l'Italia, se non lo sapevate, è stata governata per cinquant'anni dai comunisti, tranne il periodo in cui c'è stato Craxi.
Questa è la versione che ci hanno dato, e quando si faceva accenno alla Democrazia Cristiana era per dire che questa stava con i comunisti.
In realtà non c'è mai stato nessun governo con ministri comunisti, mentre dagli anni Sessanta al Novantadue tutti i governi, salvo rare eccezioni, hanno avuto ministri democristiani e socialisti.
Si sono dimenticati di dire che questo portentoso anticomunista di Craxi governava a Roma con i democristiani e nelle giunte locali con i comunisti.
Lui governava sempre, l'alleato cambiava a seconda di chi era a disposizione.
A Milano, per esempio, le giunte rosse erano capitanate da suo cognato Pillitteri.
Ma anche di questo familismo amorale di Craxi, che aveva sistemato il cognato a sindaco di Milano, il figlio al vertice del Partito Socialista milanese, una corte di nani e ballerine non si è minimamente sentito raccontare.
E' stato elogiato Craxi perché si opponeva alla linea della fermezza, cioè voleva trattare con le Brigate Rosse, e questo elogio arriva dagli stessi che oggi ci dicono che bisogna avere una linea della fermezza contro il terrorismo, quello degli altri: quando il terrorismo ci tocca allora bisogna trattare.
Questa è la loro posizione.
Ci hanno raccontato che Pertini era un grande amico di Craxi, proprio un suo sponsor, mentre sappiamo benissimo che Pertini non sopportava Craxi e faceva delle sfuriate incredibili, anche pubbliche, nei confronti di questo ducetto che si comportava come se l'Italia fosse diventata una Repubblica presidenziale o, anzi, come una Repubblica dove comanda il premier.
Ci hanno fatto vedere che Craxi fu il primo a toccare il tabù della intoccabilità della Costituzione, come se fosse un bene predicare contro la Costituzione del proprio Paese – una cosa che si può fare soltanto in Italia, quello di sputare sulla propria Costituzione e di vantarsene come se fosse un merito.
Fu il primo a denunciare la politicizzazione della magistratura: non hanno precisato che Craxi si accorse della politicizzazione della magistratura quando i magistrati cominciarono ad arrestare i socialisti che rubavano.
Quando presero i socialisti della giunta di Torino, giunta rossa, che rubavano. Giunta capitanata da un galantuomo, come Diego Novelli, ma dentro c'erano anche delle persone che si sono scoperte essere permale e che infatti Novelli immediatamente segnalò, grazie alla denuncia di un imprenditore alla Procura della Repubblica.
Quando i magistrati andarono a prendere un altro boss socialista, Teardo, in Liguria, quando furono scoperti scandali che riguardavano ruberie socialiste in tutti gli anni Ottanta; quando Beppe Grillo fu cacciato dalla Rai per avere cominciato a dire quello che la vox populi sapeva e diceva sottovoce da tempo, cioè che i socialisti erano diventati dei gran bei forchettoni.
Craxi, quando cominciarono a prendere i ladri di casa sua, sentendo ovviamente avvicinare le sirene a se stesso, tuonò contro la politicizzazione della magistratura e questo viene addotto come un suo merito, mentre in realtà è l'inizio di una deriva devastante del potere politico che attacca il potere giudiziario quando questo ci vede molto bene e le rare volte che faceva il suo dovere, negli anni Ottanta.
Craxi aveva magistrati amici suoi: consulente a Palazzo Chigi, quando Craxi fu presidente del Consiglio tra l'83 e l'87, c'era il giudice Squillante che poi si è scoperto prendere soldi in Svizzera dagli avvocati dei suoi imputati, a cominciare da Previti.
Squillante era il consigliere giuridico di Craxi, era una specie di attaché del Partito Socialista nella magistratura romana dove era il vice capo dell'ufficio istruzione e, con il nuovo codice, il capo dell'ufficio GIP.
Era quello che decideva chi si arresta e chi no, chi si rinvia a giudizio e chi no, e infatti non rinviava a giudizio e non arrestava mai nessun socialista, nemmeno sotto tortura, era contro i suoi princìpi.
Ma questo, naturalmente, non era un giudice politicizzato perché era un giudice che, ad honorem, aveva la tessera del PSI, anzi la tessera col faccione di Bettino Craxi.
Berlinguer tirò fuori la questione morale e infatti, nel documentario, viene dipinto come un losco figuro, uno che parla di questione morale in casa socialista è come uno che parla di corda in casa dell'impiccato, o meglio uno che parla di manette in casa del ladro.
Ci viene raccontato che quando Berlinguer manifestava contro gli euromissili era pagato per fare quelle manifestazioni dall'Unione Sovietica.

Craxi, i terroristi e Saddam Hussein.

Ci viene raccontato l'episodio di Sigonella, che ancora purtroppo, secondo molti, è considerato uno degli aspetti migliori della carriera politica di Craxi perché nessuno si ricorda più come andarono le cose.
Un commando di terroristi dell'OLP, capitanati da Abu Abbas, aveva sequestrato una nave da crociera dell'Achille Lauro in acque italiane, nel mediterraneo.
Il governo italiano, presidente del Consiglio Craxi, ministro degli esteri Andreotti, ministro della difesa Spadolini, trattarono con il presidente egiziano Mubarak perché si arrivasse ad una soluzione incruenta e promisero a lui, e quindi ai palestinesi che erano in collegamento diretto con Arafat che come al solito faceva il doppio gioco, che se se si fossero consegnati non sarebbero stati affidati agli americani ma sarebbero stati giudicati dalla giustizia italiana.
Questo ufficialmente venne detto, cosa fu pattuito segretamente lo possiamo immaginare da quello che successe dopo.
Quando i terroristi, una volta consegnati, arrivarono su un aereo militare nella base americana di Sigonella, successe che gli americani tentarono di farseli consegnare per portarli in America e processarli.
Li volevano processare perché, contrariamente a quello che si erano impegnati a fare, cioè una fine incruenta del sequestro, si era scoperto che questi tagliagole dell'OLP, di Abu Abbas e dei suoi uomini, avevano assassinato un ebreo paralitico anziano americano, che era in crociera in carrozzella, Leo Klinghofer, e avevano lanciato il cadavere nel mare.
C'era la chiglia dell'Achille Lauro sporca del suo sangue.
Questi assassini gli americani li volevano processare nel loro Paese: giustamente, l'Italia disse: “il delitto è avvenuto in Italia, li processiamo noi”.
Certo, ma si sarebbe dovuto prendere questi terroristi e affidarli alla giustizia italiana.
Invece, si presero i pesci piccoli cioè i membri del commando, ma il capo della banda, l'ideatore del sequestro, Abu Abbas, fu caricato su un aereo dei servizi segreti, spedito in Iugoslavia e di lì mandato in Irak, dove c'era Saddam Hussein pronto ad accoglierlo a braccia aperte.
Il governo Craxi ha preso il capo di una banda di terroristi che hanno sequestrato una nave e hanno assassinato un ebreo paralitico anziano in carrozzella a sangue freddo e lo ha gentilmente consegnato a Saddam Hussein, per evitare che venisse processato in base a un delitto commesso in Italia.
Tant'è che Abu Abbas fu condannato in contumacia all'ergastolo, ma non scontò mai la pena ed è morto due o tre anni fa a Baghdad durante le operazioni di guerra, peraltro per ragioni naturali.
Questo è il caso Sigonella: non è vero che Craxi difese a spada tratta la sovranità italiana, Craxi sottrasse il capo di una banda di assassini terroristi alla giustizia italiana per farlo scappare in Irak, dove in quel periodo c'erano le armi di distruzione di massa perché Saddam Hussein si stava occupando di gassare curdi e altre minoranze.
Ieri questo non ci è stato raccontato, ci è stato raccontato che fu un capolavoro diplomatico e che anzi furono tutti contenti, che la cosa finì a tarallucci e vino tra applausi generali.

L'On. Gerry Scotti e boom del debito pubblico.

Per fortuna c'erano gli spot, in questo vergognoso documentario, e si vedeva Gerry Scotti che annunciava qualche programma da lui presentato.
Nessuno ha raccontato che l'uomo che si vedeva negli spot, Gerry Scotti, fu candidato al Parlamento da Craxi e fu eletto deputato.
Pensate, abbiamo avuto Gerry Scotti deputato, nessuno se lo ricorda.
E' stato uno delle più grosse conquiste ottenute da Craxi a livello politico, insieme a candidature be più terrificanti, visto che in Parlamento c'erano nani ballerine e diversi furfanti.
A Craxi è stata attribuita anche la crescita delle piccole e medie imprese: faceva tutto lui, era una cosa fenomenale.
Nessuno ha ricordato che per la sua politica economica - che è stata elogiata per tutto il documentario come se fosse un grande economista, uno che ha salvato l'economia italiana - nei quattro anni in cui fu al governo il debito pubblico passò da quattrocentomila miliardi a un milione di miliardi.
Cioè, è più che raddoppiato.
Il rapporto tra il debito e il Pil, fondamentale per rientrare nei parametri europei di Maastricht, passò dal 70 al 90%.
In quattro anni un debito pubblico che era ancora abbastanza accettabile esplose e ci portò completamente fuori.
Questo è il salvatore dell'economia italiana, lo stiamo pagando ancora adesso.
Quando voi sentite dire che abbiamo settanta miliardi di euro di interessi sul debito e viene sempre attribuito a misteriose eredità del passato, bene il grosso dell'eredità si chiama Craxi.
Naturalmente, nessuno ha fatto vedere i suoi rapporti affettuosi con Licio Gelli, con Squillante, con personaggi addirittura della mala milanese.
Ci è stato detto, invece, che lui ha abbattuto l'inflazione a due cifre, ci ha trasformati in una quinta potenza mondiale, sempre naturalmente contro i comunisti che lavoravano nell'ombra perché erano i padroni dell'Italia, figuratevi.

La latitanza di Craxi.

Ci è stato detto che nel 1992 il pentapartito era in grande salute, ha ottenuto un bel cinquantadue percento dei voti e poi non si capisce cosa sia successo perché il narratore smette di parlare e si cominciano a vedere gazzelle della guardia di finanza, i magistrati di Mani Pulite, facce, circostanze e titoli di giornale.
Ma non c'è nessuno che descrive quello che è successo: è ovvio, perché se avessero dovuto descrivere quello che è successo avrebbero dovuto raccontarvi i nomi dei conti in Svizzera, i cinquanta miliardi che c'erano dentro, le spese private personali e familiari che faceva coi soldi che aveva rubato a noi.
La fuga per sfuggire, latitante, alle leggi del suo Paese, le condanne che nel frattempo si accumulavano, le confessioni che tutti quelli che gli avevano dato i soldi stavano facendo.
Alla fine ci hanno fatto sentire solo la sua versione dei fatti, cioè il suo discorso alla camera che è un altro dei grandi fraintendimenti, delle grandi leggende metropolitane perché ci viene raccontato come un grande discorso di verità e di coraggio.
In realtà non ci vuole nessun coraggio, essendo protetti dall'immunità parlamentare, ad andare in Parlamento e dire: “Signori, qui abbiamo rubato tutti: chi pensa che non sia vero si alzi in piedi e giuri”.
Questo ha fatto lui e questo si è vantato di avere fatto in un'intervista trasmessa in questo documentario.
Non ci vuole nessun coraggio perché non è che Craxi, alla fine di quel discorso, visto che diceva “ho rubato anche io”, per la sua parte di furti si è spogliato dell'immunità parlamentare e si è consegnato nella più vicina questura o caserma dei Carabinieri o della Guardia di Finanza perché gli mettessero le manette e lo portassero via a espiare la pena delle porcate che aveva commesso.
No, lui diceva “abbiamo rubato tutti” perché sottintendeva “quindi ci salviamo tutti, con una bella legge salvaladri”.
Questo era il discorso di Bettino Craxi.
Indipendentemente dal fatto che avessero rubato tanti altri - e infatti ne hanno presi tanti altri di sinistra, di centro, di destra; Mani Pulite sapete che ha preso di tutto, comunisti, persino un missino, democristiani, repubblicani, liberali – tu sai quello che hai fatto, l'hai appena detto, vai e paghi.
Questo non è avvenuto e non c'è niente di coraggioso in quello che ha fatto.
Quello era un ricatto, era un discorso ricattatorio e se c'è qualunquismo in Italia, se si dice nei bar che è tutto un magna magna, che rubano tutti, che sono tutti uguali, è colpa di discorsi come quelli.
E' colpa di chi va in Parlamento e dice che rubano tutti.
Quando dici “qua rubano tutti” autorizzi la gente a pensare che sono tutti uguali.
Voi potete pensare che i mille parlamentari che c'erano in quel momento tra Camera e Senato rubassero tutti? Evidentemente no, c'erano un sacco di persone perbene.
Semplicemente non potevano giurare sull'onestà di tutto il resto del loro partito, ma dato che la responsabilità penale è personale, su Craxi e su tanti altri si sono trovate le prove perché c'erano ma magari su altri non si sono trovate perché le hanno nascoste, su altri ancora non si sono trovate perché non c'erano.
E' quello che porta al qualunquismo, ed è strano che un uomo che con quel discorso e con le sue ruberie ha distrutto il più antico e glorioso partito cento anni dopo la sua nascita - perché il Partito Socialista è stato il primo partito italiano e Craxi lo ha distrutto, non i giudici, come Moggi ha portato la Juventus in serie B e non i magistrati – non venga ricordato come il distruttore del Partito Socialista.
Dopo che la gente ci era morta per costruirlo e per ricostruirlo durante la Resistenza, la gente ci aveva speso, dal più umile dei militanti ai grandi leader come Pertini, Nenni, Riccardo Lombardi, Turati.
Perché continuano a beatificare proprio quello che lo ha distrutto, portandolo nel fango e nello sterco?
Perché certi favori poi si pagano anche postumi: invece di raccontarci le tangenti, le valigette, i soldi, ci hanno raccontato la giustizia politica, la giustizia a orologeria, i suicidi in carcere.
Sappiate che per Mani Pulite non si è suicidato nemmeno un imputato. Quando dico nemmeno uno, vuol dire nemmeno uno: zero sono i suicidi in carcere dell'inchiesta Mani Pulite.
Abbiamo sentito parlare di golpe.
A un certo punto Craxi fa un parallelo tra l'inchiesta Mani Pulite e le bombe che la mafia sta mettendo in quel momento.
Di Berlusconi non si è parlato in tutto il documentario, come se Berlusconi non esistesse, come se gli imprenditori fossero solo De Benedetti e Romiti.
Berlusconi non c'era: i ventuno miliardi che ha pagato a Craxi tramite la All Iberian sui conti in Svizzera, le due leggi che gli ha fatto Craxi negli anni Ottanta per neutralizzare le ordinanze dei pretori sulla Fininvest, la legge Mammì che gli ha scritto su misura per mantenere il suo monopolio sulla TV privata.
Craxi che festeggia con Berlusconi lo scampato pericolo quando nell'Aprile 1993 la Camera nega l'autorizzazione a procedere chiesta dai giudici di Milano.
Berlusconi che scende in campo calpestando la memoria di Craxi, fingendo quasi di non conoscerlo e dicendo: “Io sono Mani Pulite, basta con questi partiti che rubano”.
Non si è detto una parola su niente, non s'è detto una parola sui rapporti tra Craxi e l'imprenditoria più losca del Paese.
Craxi è stato presentato come uno che contrastava le grandi famiglie del salotto buono del capitalismo, quando poi in Svizzera nei suoi conti arrivavano i soldi dalle grandi famiglie del salotto buono.
Persino De Benedetti a un certo punto confessò di aver pagato tangenti a Craxi perché se no nella pubblica amministrazione non lo lasciavano entrare.
Che la Fiat l'abbia pagato è scritto in sentenze definitive, eppure Craxi viene presentato come un ostacolo, una pietra d'inciampo delle grandi famiglie.
Alla fine si vede la spiaggia di Hammamet, il mare, il tramonto e ogni tanto compaiono anche i ritratti di Mazzini e Garibaldi, come per dire “avete capito che questo non è un latitante, ma un esule”.
Purtroppo Mazzini e Garibaldi non rubavano, questa era la differenza: non erano scappati dall'Italia perché rubavano ma evidentemente per motivi politici.
Per chi vorrà approfondire è inutile che vi dica che ci sono libri, documenti, delle sentenze (ne metteremo altre sui nostri blog).
Tenete presente che c'è un motivo per cui va in onda oggi.
Non c'è nemmeno la cifra tonda dei dieci anni, sono nove gli anni dalla scomparsa di Craxi.
La ragione per cui è andata in onda questa agiografia è perché, insieme a Licio Gelli, si sta avverando il progetto craxiano: presidenzialismo e controllo politico sulla magistratura.
E' sembrato giusto, a chi di dovere, dopo il grande ritorno televisivo del Gran Maestro Unico Licio Gelli, con tanto di grembiulino, omaggiare anche un altro ispiratore di questi tempi mefitici e laidi che stiamo vivendo.
Passate parola."

Marco Travaglio

postato da: Cinefilo alle ore 20:17 | link | commenti
categorie: opinioni

La riforma delle riforme

Giro un post postnatalizio di Beppe Grillo, ormai non si legge da nessun'altra parte niente di più dirompente:

Lo psiconano ha detto che "il 2009 per quanto mi riguarda sarà terribile". Ha affermato che le priorità assolute del Governo per fare uscire il Paese dalla crisi saranno la "Riforma della giustizia e la legge sulle intercettazioni". I disoccupati possono dormire tranquilli. Se telefonano alla moglie avranno la sicurezza di non essere intercettati. E anche gli occupati, sempre meno, non devono avere preoccupazioni. Se un amministratore pubblico, pagato dal loro IRPEF, ruba non finirà in galera. Di fronte a un'Italia impoverita, con una previsione di due milioni di disoccupati in più, le parole dello psiconano sono come l'orchestra che accompagnava gli ebrei alle camere a gas a Auschwitz. Questo Governo, dal suo insediamento la scorsa primavera, ha avuto un'unica priorità: evitare a tutti i costi che i politici finiscano in galera, a partire dal presidente del Consiglio. Il lodo Alfano è stato una pietra tombale sulla democrazia. Quattro persone in Italia sono più uguali delle altre. Dei processi Mills e Bassolino si occupano solo i giudici, l'informazione di regime è assente.
Lo psiconano ha ricordato che lui "si trova per la terza volta, ed è un record assoluto, a essere presidente del G8 e del G14". Un'affermazione che dovrebbe farci riflettere. Se uno come lui arriva a un record del genere come nostro rappresentante non ci sono televisioni controllate che tengano. Il problema siamo noi. La nostra ignavia. Quest'Italia non è mai nata, non ha un corpo e neppure un'anima. E' uno zombie dominato da mafie, massoneria e criminalità politica. Ha avuto qualche sussulto con le lotte partigiane, con Falcone e Borsellino, con Ambrosoli e Livatino. Ma sono stati casi isolati. Le eccezioni che confermano la regola. Da sempre chi non si è rassegnato e si è opposto al regime è stato isolato o ucciso, spesso isolato per essere ucciso.
Una finta democrazia non è più sufficiente a chi sta attuando in modo scientifico i piani della P2. Ora vuole una vera dittatura. Li abbiamo sottovalutati, credevamo che avessero un limite. Non lo hanno. Sono i nostri dipendenti e sono diventati i nostri padroni. Dei cialtroni, ma con un immenso istinto di sopravvivenza, il loro per il momento è più forte del nostro. Ci tengono ancora in coma mediatico assistito grazie ai ai giornali (finanziati da noi) e all'occupazione delle televisioni.
Il risveglio sarà duro e quando Testa d'Afalto dice "il 2009 PER QUANTO MI RIGUARDA sarà terribile", forse pensa a sè stesso. Il 16 dicembre 1944 Mussolini si recò al Teatro Lirico a Milano. L'Italia era distrutta dalla guerra a causa sua, ma i milanesi gli riservarono un'accoglienza trionfale. Pochi mesi dopo a Piazzale Loreto avevano cambiato idea.
Una sola riforma è necessaria in Italia: la Riforma della Politica. I nostri rappresentanti non possono essere al di sopra della legge. In Commissione al Senato sono ferme da mesi le firme di 350.000 italiani onesti per la legge popolare Parlamento Pulto. Non vengono prese in esame da Vizzini, il presidente della Commissione, del PDL. Il suo capo non lo permette. Il PDmenoelle dei D'Alema e di Cicciolino Veltroni neppure.
Ogni tanto ci penso e non capisco. Perchè proprio a noi? Di quale delitto ci siamo macchiati come popolo per avere dei politici di questo livello? E per quanto ancora?
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Beppe Grillo

postato da: Cinefilo alle ore 19:28 | link | commenti
categorie: opinioni, satira politica
domenica, 21 dicembre 2008

L’arma finale della Finanza: le crisi

Se già sui temi politici la disinformazione è sovrana, in materia economica assistiamo attualmente ad una gara inaudita di menzogne ed inganni.

Ad esempio: “Bruciati in poche ore miliardi nelle Borse mondiali”, oppure: “La Borsa di New York perde il 9% in una giornata”, e via dicendo, con l’aggiunta immancabile di oscure previsioni sulla recessione dell’economia, perdita di posti di lavoro, crescita dell’inflazione, insomma un quadro tetro per convincere i cittadini di tutto il mondo che  soltanto misure eccezionali salveranno il mondo dalle conseguenze di quella che viene chiamata “crisi”, descritta come fatto patologico e che dunque necessita cure urgenti, ovviamente da parte dei governi, col doveroso corrispettivo di sacrifici da parte dei cittadini.

Nulla di più falso e di fuorviante, sia sulla diagnosi che sulle cure.

In Borsa i denari sono come gli elementi in chimica, dove secondo la legge di Lavoisier nulla si crea né si distrugge ma soltanto cambia aspetto. In Borsa i denari non vengono bruciati, non spariscono, semplicemente cambiano proprietario, passano dalle tasche di una moltitudine di illusi a quelle di una ristretta cerchia di furbi e profittatori.

Nella quotazione dei titoli in Borsa il valore oggettivo dei beni reali (macchinari, immobili, ecc.) non è infatti che una parte minima, spesso trascurabile: il resto sono le aspettative circa lo sviluppo futuro dell’azienda. 

Negli anni 70 ad esempio il titolo FIAT  raggiunse una quotazione tanto bassa, che  chi avesse acquistato tutte le azioni avrebbe pagato soltanto il prezzo di mercato delle auto invendute giacenti nei depositi, tutto il resto (immobili e macchinari, l’intera ditta) lo avrebbe ricevuto per così dire in regalo. Ovviamente questo era un calcolo teorico, poiché  le azioni FIAT non erano in vendita in blocco, e la loro quotazione sarebbe ovviamente aumentata non appena si fossero fatti avanti acquirenti. Cosa che avvenne, infatti un certo Gheddafi acquistò il 15 % delle azioni, al prezzo più basso, per poi rivenderle al prezzo più alto mai raggiunto nel 1987. Chi lo ha imitato si è arricchito con lui. Possiamo tuttavia immaginare che non si trattò di una divina ispirazione del dittatore, bensì di una intelligente decisione dei suoi ben informati consiglieri economici. Che però credevano piuttosto al Corano che non ai santoni dell’economia occidentale (Keynes, Shumpeter, Hayek, e compagni). Come sappiamo il Corano vieta il pagamento di interessi sui prestiti. E non per disprezzo dell’economia di mercato, ma per una sua più efficiente ed onesta pratica. Chi presta denari secondo il Corano ha diritto ai guadagni dell’impresa, partecipando ovviamente anche ai rischi.

Un principio che era già contenuto nella Bibbia, ma che la fantasia teologica è riuscita a reinterpretare, e con successo: per le banche (di qui il gran numero di esse intitolate a Santi).

Il problema della finanza non è infatti nella disonestà o incapacità o negli errori delle banche: è insito ed inevitabile nel sistema del prestito contro interesse.

Infatti che cosa fanno le banche occidentali a differenza di quelle che agiscono secondo la legge coranica? Lungi dal far partecipare i risparmiatori all’impresa, li liquidano con le briciole  dei loro guadagni (cioè gli interessi) mentre si appropriano del vero profitto, agendo poi esattamente come le banche coraniche, quando prestano alle imprese. Una doppiezza di comportamento che ha conseguenze. In realtà i risparmiatori non ricevono praticamente nulla, poiché i tassi d’interesse sono al massimo pari all’inflazione reale. E le banche lucrano profitti corrispondenti a tassi di almeno due cifre.

Ma allora come si spiega che ora molte rischiano di fallire? Semplicissimo: anch’esse  si sono limitate, per una serie di motivi che potremo spiegare in altra occasione, lungi dall’investire in imprese, a scambiarsi fra di loro prestiti contro interessi.

Questo è stato ed è il vero freno all’economia, poiché le imprese hanno bisogno di capitali per avviare progetti e svilupparsi o anche soltanto per mantenere la produzione al livello esistente.

E quando, come negli ultimi anni, le banche in un fenomeno incredibile di reciproci bassi inganni, attuati con i cosiddetti “strumenti di alta finanza” (derivati, future, certificati, ecc.) fanno fra di loro lo stesso turpe  gioco che praticano con i risparmiatori, finiscono per fare la stessa loro fine: rendita reale zero. E aggiungendo i costi e le frodi, perdita.

Dunque le crisi finanziare fanno parte del sistema.

Così è sempre stato, le cosiddette “crisi finanziarie” hanno una lunga storia, vediamone alcune.

1637:  speculazione sui bulbi di tulipani in Olanda, 90% di perdita (per gli illusi che avevano comprato al massimo delle quotazioni, e ovviamente 90% di guadagno per i venditori).

1720: bancarotta Law (finanziere irlandese) in Francia: perdita totale per gli investitori, ovviamente guadagno totale per chi incassò.

1873: crac della Borsa di Vienna, che parte dalla Banca di Budapest e finisce per far crollare tutte le Borse europee.

1882: crolla la banca francese “Union Générale”, facendo fallire aziende minerarie e metallurgiche e di costruzioni e causando disoccupazione e conflitti sociali.

1929: la ben nota crisi di Wall Street, dove il listino ritornò al valore pre-crisi soltanto nel 1954. Molto simile a quella attuale ancorché molto meno grave. Fu causata dal fatto che le speculazioni avvenivano a credito, cioè gli acquirenti compravano e vendevano titoli non posseduti (sperando nell’aumento o nella diminuzione della quotazione, ma investendo soldi presi a prestito, che poi ovviamente non furono in grado di restituire).

Questa crisi ebbe come effetto una generale ondata di disoccupazione, favorì come sappiamo l’avvento del fascismo e del nazismo e fu il preambolo della seconda guerra mondiale. Diciamolo subito: all’attuale “crisi” non si potrà dar colpa di aver condotto alla terza guerra mondiale. Ma ciò soltanto perché questa è già cominciata da un pezzo, anche se non si chiama ancora così e  pochi se ne sono accorti: ma è in corso, ed è la guerra dei ricchi contro i poveri. Combattuta per ora meno con le armi e più con l’economia (Il presidente del Fondo Monetario Internazionale, un certo Mac Namara, ha fatto più vittime con le misure “economiche” prese come direttore di questa banca mondiale di quanto non avesse fatto prima al servizio del governo statunitense nella guerra del Vietnam).

1987: crac del 19 ottobre a Wall Street, l’indice Dow Jones perde oltre il 20 % in un solo giorno. 22 %

1998: nel mese d’agosto deprezzamento del 60% del rublo. La banca centrale USA deve intervenire per salvare dal fallimento un fondo che conduceva operazioni altamente speculative in Russia..

1998: crisi asiatica, partenza Thailandia, dove la liberalizzazione del corso della moneta locale ne causa un fortissimo deprezzamento, al quale segue quello di altre monete asiatiche e successivamente delle Borse mondiali, ma con effetti limitati e temporanei.

2000: scoppia la bolla internet, l’indice Nasdaq a New York perde il 40 %.

2001: attentati dell’11 settembre negli USA: più che una crisi è una mossa del mondo finanziario: un crollo pilotato e temporaneo della Borsa, finalizzato ad influenzare precise scelte politiche, fra le quali la più nota sarà l’invasione dell’Iraq in aperta violazione del diritto internazionale e basata sulle più spudorate menzogne. Dove ancora una volta si avvera il principio secondo cui più sfacciate ed incredibili sono le menzogne, tanto più è facile venderle. Ancor oggi il 90 % dei cittadini USA (compresa la ex candidata alla Vicepresidenza, signora Palin) è convinto che i pirati dell’aria fossero iracheni, mentre erano tutti cittadini dell’Arabia Saudita).

Conseguenza: un ristretto numero di imprese (fra cui Hallyburton) collegate tutte ai vertici politici USA, incassano profitti folli, mentre i costi della guerra ricadono su tutti i cittadini americani: si valuta a 138 dollari al mese quanto la guerra costa ad ogni famiglia americana. Che magari va in chiesa ogni domenica, ma poi si lascia sottrarre  con le tasse questa somma che serve a portare morte, distruzione e disperazione ad un popolo che nulla di male ha mai fatto a  quello americano.  

E questo è già uno dei teatri militari della Terza Guerra Mondiale.

Ma torniamo ai teatri finanziari.

Come si sarà notato, le cosiddette “crisi” avvengono a tempi sempre più ravvicinati.

Anche questo non è un fatto casuale: come la palla di neve, il volume della posta in gioco sale, la bolle scoppiano sempre più frequentemente.

La novità consiste nell’intervento massiccio dello Stato. Che vorrebbe essere un correttivo alla “perdita di fiducia” dei cittadini nella Borsa (che invece è un fatto positivo, quindi un ravvedimento). Riducendosi infatti  il numero degli illusi che volontariamente portano i propri risparmi al macello borsistico, i profittatori sono costretti ad attuare altri stratagemmi.

Ed ecco che costoro si impadroniscono del potere politico (comprando decisioni politiche a loro favore, come praticamente avviene in tutto il mondo, o accedendo direttamente al potere, come in Italia). E poi che fanno?

Semplicissimo applicando il detto: se la montagna non va da lui, va lui dalla montagna. E se i risparmiatori rifiutano di investire in Borsa mettendo i soldi in aziende fallimentari, sono i politici a comprare queste aziende, per i loro amici e compari, ma con i soldi dei cittadini, prelevati con la pressione fiscale.

In Italia ad esempio ci sono cinquanta milioni di “azionisti” involontari dell’Alitalia: cioè cittadini che hanno pagato con le tasse i debiti dell’impresa. Soltanto che le loro “azioni” non sono quotate  in Borsa, sono al massimo “buone azioni” in senso evangelico, con le quali si sono salvati (forse) posti di lavoro, ma si sono di fatto realmente arricchiti pochi profittatori.

E questo meccanismo è ora diffuso in tutto il mondo: dagli USA ai vari Paesi europei, tutti i governi prelevano dai contribuenti  ingenti capitali per passarli nelle tasche dei profittatori del sistema. Facendo credere ai cittadini che  senza questi interventi per sarebbero in pericolo i loro posti di lavoro ed il futuro dell’economia.

Ed intanto così facendo rafforzano soltanto un sistema che andrebbe eliminato e che invece si allarga e sarà la causa delle prossime crisi, a tempi sempre più brevi.

Esiste un’alternativa a questo inevitabile percorso verso la catastrofe?

Certamente sì, ed anche praticabile da ogni semplice cittadino. Senza particolari conoscenze “finanziarie”. E se interessa se ne può parlare.


Graziano Priotto
- Praga
 (
gianavello@atlas.cz)

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